giovedì 20 aprile 2017

A chi dici le cose che non dici a nessuno?

È un po' come quella specie di indovinello che mi ripeteva mio padre quando ero piccola: di che colore è il cavallo bianco di Napoleone?
La risposta è nella domanda.
Le cose che non dici a nessuno, non le puoi dire a nessuno, e non le dici a nessuno.
Non a tuo marito, che ti ha chiaramente ripetuto che non può sobbarcarsi le tue ansie e i tuoi pensieri, avendone abbastanza al momento dei suoi, e di tutto quanto deve fare.
Non alle poche persone che ogni tanto frequenti.
Alcune sono solo conoscenze topesche, mamme di altri bambini, non conoscenze tue vere e proprie.
Un'altra ha i problemi suoi a cui pensare e una non capirebbe neanche di cosa diamine tu stia parlando.
Forse di sicuro ti farebbe bene tornare in terapia, ma al momento la retta del nido è curiosamente salita e le entrate sono calate, l'equazione non reggerebbe anche quell'uscita mensile.
magari tra un anno o due. Non è mica facile, però.

venerdì 14 aprile 2017

Non è questione di ormoni, ma di rottura di cogl...

Mi sono francamente rotta le palle.
Io non sono mica la persona più buona e disponibile del mondo. Ma sono sicuramente abbastanza coerente e soprattutto mi sono sempre dimostrata affidabile.
Se dò la mia disponibilità ad aiutare qualcuno, poi sono disponibile davvero.
Se voglio bene a qualcuno, se dichiaro di voler bene a qualcuno, o quantomeno di nutrire qualche sentimento di affetto o stima per una persona, mi occupo in qualche modo di quella persona.
mi informo (sinceramente) su come sta, le chiedo notizie su chi o cosa so che le è caro, ne cerco la compagnia.
Non sono tanto socievole, non lo faccio con miliardi di persone.
Ma se dico che una persona è importante, o è un'amica, o se comunque mi dichiaro disponibile, poi sono disponibile. Davvero.
Fine.
E allora mi sono rotta.
Mi sono rotta che mi si cerchi solo quando si ha bisogno.
Mi sono rotta che una persona che si definisce mia strettissima amica mi cerchi solo, nell'arco di mesi, per chiedermi di fornirle una specie di "alibi" se qualcuno dovesse chiedere dov'era un certo weekend.
Poi sparisce di nuovo per mesi.
immagine presa dalla rete
Mi sono rotta di sentirmi dire per l'ennesima volta "ah sì, è vero, ci eravamo messe d'accordo...però sai è successo che / ho preso un impegno/ mi ero scordata..." etc.
Perchè è vero, da qualche settimana io sono FERMA.
Non posso uscire di casa, non posso andare in giro, non posso andare a fare passeggiate o accompagare a fare la spesa...
Lo so che non è una gran cosa, venirmi a trovare a casa, se si vuol stare con me.
D'altra parte, ho messo da parte ogni mio residuo di orgoglio e ho chiesto esplicitamente, a un certo punto.
Ho chiesto esplicitamente a queste persone "verresti a fare due chiacchiere? Ho bisogno di parlare un po', non è un momento facile e col fatto che non posso uscire sono costretta a chiederti se puoi venire tu da me...".
l'ho fatto DOPO che per varie volte i semplici discorsi del tipo "ah ti vengo a trovare" "ah non vedo lora di vederti" si sono poi risolti in nuvolette di fumo e nient'altro.
Non mi piace stressare la gente, e dopo aver espresso più chiaramente che potevo i miei sentimenti e i miei bisogni...non saprei che altro fare.
E so benissimo che le persone hanno una vita e delle cose da fare.
Ma sono anche convinta che in oltre 6 settimane, un'oretta si possa trovare, se si vuole.
O magari anche solo il tempo di fare una telefonata.
E invece. A meno che non si abbia bisogno.
Di un alibi. O di qualcuno che "sappia scrivere bene, sai io non sono brava con le parole e devo assolutamente consegnare questo progetto...me lo correggi tu se lo mando via mail?". Allora sì che si trova il tempo di chiamarmi.
Forse devo farmi delle domande più precise su me stessa.
Forse sono solo molto peggio di quanto credessi, e le persone mi cercano solo se hanno bisogno perchè per il resto faccio loro schifo? O sono semplicemente troppo noiosa e banale per perdere tempo con me?
Certo è che mi sono rotta. Mi rendo conto che se smetto a mia volta di cercare queste persone e di "coltivarle" spariranno del tutto, ma mi sa che non valga più la pena di buttare giù per il cesso energie e e pensieri.
Sì, oggi sono proprio contenta.


domenica 9 aprile 2017

Un anello per ghermirli e AL WATER incatenarli (un post di color verde-marrone)

Sono anni e anni che lavoro a strettissimo contatto con le persone. Stretto proprio. Nella scuola, soprattutto.
Sono anni, anche ormai una decina, che sono alla scuola dell'infanzia, ovvero in uno dei maggiori crogiuoli di virus esistenti nel primo mondo.
E credevo, ingenua e stolta, di essermi ormai fatta un po' di anticorpi. mi hanno fatto addosso ogni tipo di liquame che possa uscire dal corpo umano..ed è incredibile quanto liquame di ogni genere possa produrre un corpicino che pesa neanche 20 kg.
E infatti negli ultimi anni mi sentivo persino relativamente tosta.
Poi grazie ai super avanzamenti della medicina moderna...ecco arriva il mio amore, il mio Topo. O dovrei dire il mio enorme Topo-Bacillo.
Topo...(musica di Profondo rosso in sottofondo)...frequenta l'asilo nido.
E asilo nido significa...malattie!!!
Nuovi terrificanti virus che il mio corpo adulto aveva dimenticato. Epidemie, giornate in cui nel giro di 5-6 ore almeno 7 bambini stanno vomitando e spruzzando diarrea ovunque, o scatarrando come vecchi masticatori di tabacco.
C'è stata poi l'ultima, incredibile, insperata, novità: la mia gravidanza.
Facendo due conti abbiamo: mamma in gravidanza + Topo al nido
Risultato: urge rimaneggiare la poesia di Tolkien.
La spirale fetida comincia in dicembre, quando neanche sapevo di essere incinta.
Topo si prende un virus, una febbricola di qualche giorno. E io anche. Qualche giorno.
Ok, dai, passa.
Poi arriva la vigilia di Natale, Topo col febbrone per 2 giorni. Io col febbrone a 39 per 5 o 6. E senza potermi curare se non con qualche tachipirina.
Superiamo il capodanno e ci inoltriamo nel mese di gennaio.
E arriva il primo virus intestinale. Topo vomita UNA volta e resta mogio e con lo stomaco un po' strano un paio di giorni. Io finisco al Pronto soccorso, in preda a dolori talmente atroci che non riesco a stare nè seduta, nè in piedi, nè sdraiata. Gastroenterite mostruosa, da cui esco una settimana dopo, con un sano colorito verde in faccia e la pancia si sistema dopo un'altra settimana.
Febbraio passa indenne. Evviva.
Arriva marzo, e il mio ricovero per contrazioni e collo dell'utero accorciato, a cui segue una settimana di febbre alta. Stavolta il contagio è stato in ospedale, e chiaramente l'ho passata a Topo, al quale è durata meno per fortuna.
Alla visita ostetrica di fine marzo temevo di aver preso tanto peso, essendo stata spiaggiata a letto per settimane. E invece mi dicono che ne ho perso un po'.
Racconto della gastroenterite e tutto si spiega.
Mi dicono che comunque il feto "mangia", ma che sarebbe bene prendere un integratore.
Ed entriamo trionfanti (circa) nel mese di aprile.
Aprile inizia con Topo che vomita al nido. E ha anche la diarrea. E nei due giorni successivi, al nido vomito e diarrea la fanno da padroni, diffondendosi ad altri 10 bambini e due dade.
La mia sorte è segnata.
...un virus intestinale per ghermirli e al water incatenarli...
Il giorno dopo, Topo è in forma. Debolino, ma in forma. Io sto bene. E penso (ah, hubrys!) che magari, stavolta...
Durante la notte però cominciano i dolori.
E la mattina dopo io sono un catorcio. E trasferisco il mio riposo forzato in bagno, dove gemo abbracciata al water, o sdraiata di fianco ad esso, o aggrappata.
Per due giorni. Durante i quali riesco a finire addirittura un INTERO pacchetto di crackers, che ovviamente non restano nel mio stomaco neanche un'ora dopo esserci entrati. Bevo. ma ho sempre le labbra secche perchè anche l'acqua ha una super fretta di uscire.
Sono arrivata a chiamare per nome le mattonelle dietro il termosifone, mie interlocutrici preferite.
Ieri è andata meglio. Ho persino mangiato del riso in bianco, sentendomi un'eroina.
Ora, io lo so che in gravidanza le difese si abbassano, in più io stando chiusa in casa non beneficio neanche di sole e aria fresca...però che cazzo.
Il prossimo che mi dice che il secondo semestre è il migliore perchè sei piena di energie...giuro che lo chiudo nell'asilo di Topo in un giorno di gastroenterite violenta.

p.s. io lo prendo, eh, l'integratore. ma ho come il sospetto che in questi giorni non sia contato proprio granchè, poverino...


mercoledì 22 marzo 2017

Tra color che son sospesi


E’ cominciato tutto il primo fine settimana di marzo.
Si parlava del nostro anniversario di matrimonio, di lì a poco, e del compleanno di Topo, una decina di giorni dopo.
pensavo a come organizzare una piccola merenda a casa nostra, alla torta da fare, piccole cose.
Poi sono cominciati i dolori. E ho cercato di fare finta di niente, che fosse tutto normale. Volevo tantissimo che fosse tutto normale.
Ma i dolori hanno continuato,e così lunedì mattina ho baciato Topo, l’ho lasciato all’asilo e sono andata in pronto soccorso.
Col Filosofo che mi aveva detto, al telefono: vedrai, diranno che sono tue paranoie.
In realtà no.
In realtà mi hanno presa, visitata, osservata e ricoverata.
Non mi hanno dato una diagnosi precisa, e neanche imprecisa, in realtà.
Mi hanno detto che dovevo stare a letto, e alzarmi solo per la pipì. E che mi avrebbero fatto esami e tamponi per capire, ma che non c’era da fare altro che stare a letto e sperare.
Cosa che ho fatto.
E’ stato particolarmente difficile, il fatto di trovarmi all’improvviso in ospedale, quando avevo promesso a Topo poche ore prima che sarei andata a prenderlo e gli avrei anche preparato una torta.
Niente torta, niente mamma fuori dal nido ad aspettarlo.
Forse è stata la cosa più dura dei giorni in ospedale, la lontananza da Topo.
La mia vicina di letto aveva una quantità di parenti in visita costante, in barba agli orari e all’educazione.
Io passavo le giornate a leggere, a piangere di nascosto nel cuscino dopo che, alle 18.00 circa, Il Filosofo e Topo erano passati a salutarmi.
Topo è stato bravissimo. Arrivava, si arrampicava sul letto vicino a me per farsi coccolare, mangiava un po’ della mia cena e quando era ora di andarsene mi baciava e diceva “ciao ciao mamma” salutandomi con la manina.
Il mio amore. Vederlo andare via mi metteva una malinconia infinita.
Non potevo fare altro che trattenere le lacrime finché non se ne erano andati e poi andavo in bagno a piangere un po’. In camera c’erano troppi occhi estranei.
Sono stati giorni lunghi, alla 17esima settimana e qualche giorno non puoi fare nulla, se qualcosa va storto.
Questo mi ripetevano i medici in visita. Di stare a riposo e sperare che le cose andassero avanti da sole.
Dopo qualche giorno così, in cui in pratica non facevo altro che stare a letto e farmi fare una puntura al giorno...mi hanno dimessa.
Sempre con l’indicazione del riposo assoluto. Non si sa per quanto.
Il solo fatto di essere tornata a casa è stato bellissimo. Anche se vivo tra letto e divano, alla sera, da quando esce dall’asilo, posso stare con mio figlio.
Leggiamo librini, disegnamo, cantiamo, giochiamo per quel poco che posso.
Lui è la mia gioia e la mia vita, è grazie a lui che sto sopportando questi giorni così lunghi.
i dolori vanno e vengono, e le giornate non passano mai.
non riesco a essere felice di questa gravidanza, o meglio non riesco a gioirne, a godermela, per niente.
Sono meschina, ma invidio le donne che girano tranquille e serene coi loro pancioni, che dicono, perché per loro è vero “sono incinta, mica invalida!” e le vedi ridere al supermercato, o al bar, o per strada con le amiche.
Io conto i giorni, le ore, chiedendomi se servirà, se arriveremo al punto giusto, anche solo al punto minimo per potercela fare, o se tutto finirà male.
Conto i giorni e mi giro sul divano, cerco un punto in cui la schiena faccia meno male, in cui la pancia non tiri troppo e provo a non pensare.
Ma ogni dolore, ogni sensazione di “bagnato”, ogni fitta, ogni stramaledetto colpo di tosse mi fanno paura.
Perchè qua sotto le cose sono parecchio fragili e instabili, pare.
Manca ancora un po’ al prossimo controllo, e se da un lato non vedo l’ora, dall’altro ho paura di quello che mi diranno. Ho paura che le cose stiano peggiorando giorno dopo giorno. Di certo non aiuta il fatto di stare sempre sola con me stessa, anche se leggo molto non è facile distrarsi davvero.
Questo stillicidio di giorni mi distrugge. Non sapere, non sapere se quello che “faccio” conta, non sapere come arriveremo ai prossimi mesi, se tra un mese, anche soltanto, sarò ancora qui a letto a sperare e temere o se sarò tornata al lavoro perché non ci sarà più nessuno da aspettare.
Sono stanca, fragile e coi nervi a pezzi. E sono a letto solo da due settimane.

venerdì 24 febbraio 2017

Insicurezze

Quando ero una ragazza, una ragazzina forse, trovavo noiose e anche irritanti le persone piene di certezze. Quelle che sapevano sempre dove stavano e perchè, e cosa volevano e quali obiettivi avevano e anche come raggiungerli.
Mi sentivo tutt'altra persona io, di tutt'altro spessore. O qualcosa di simile.
In realtà, provenire da una famiglia dove disturbo depressivo e ansioso depressivo sono attorcigliati saldamente alla spirale del dna di ognuno non ha niente di particolarmente esaltante.
Non sarà solo quello, ma certamente c'entra.
Da ragazza mi sembrava che fosse meglio essere come me, per qualche motivo, che mi rendesse più creativa, più intelligente, più che ne so...
Mi piacerebbe,ora, da grande, essere diversa.
Essere una persona con certezze.
Non quella che sono. Non farmi incessantemente domande a cui so già di non saper rispondere.
Non essere sempre in ansia, sempre preoccupata, sempre pronta a rovinarmi la vita da sola, spesso preventivamente.
Sono così stanca. Di me stessa.
Conto i miei errori, li rivedo, li riesamino, e mi domando cosa come quando avrei dovuto fare di diverso.
Il che non aiuta. Aiuterebbe farlo ogni tanto, magari.
Così da imparare dall'esperienza, magari.
Non incessantemente, aggrovigliandomi in un inutile pensare che non porta a niente.
a volte mi fermo, e mi ricordo di com'ero.
Com'ero prima. Prima della terapia, prima di essere madre.
E mi dico che sono cresciuta, cambiata. Che non sono più così aggrovigliata. Così dolorante e ferita.
Eppure...non so...in questo periodo mi sento di nuovo così fragile e stanca e sola.
Vorrei dare tutta la colpa agli ormoni, ma devo ammettere che sarebbe eccessivo. Ne hanno, ma non così tanta.
Sono io che devo crescere. Perchè non si può andare avanti così per sempre.
Mi domando come fare.

venerdì 17 febbraio 2017

Ma ti senti proprio incinta incinta? (tutto diverso!)

E' tutto diverso. Rispetto all'altra volta.
Quando aspettavo Topo, ero prima di tutto una pancia.
Anche quando la pancia era invisibile (o meglio era visibile solo la mia solita ciccetta).
Il mio cervello, almeno i primi 3 mesi, era completamente in pappa, poi si era ripreso ma soprattutto per pensare al futuro Topo. OGNI SECONDO.
Questa volta è diverso.
Perchè il mio cervello ha ancora in mente Topo ogni secondo della giornata, anche quando non ci penso coscientemente.
POI, mi rendo conto che viene poi, c'è il fatto che sono incinta.
Che comincia a tirarmi la giacca sulle tette (di questo passo sembrerò una mucca) e anche la pancia comincia a vedersi.
Dicono che sia normale, che la pancia si vede prima al secondo giro perchè i tessuti muscolari tengono meno.
Ecco, tutto questo è come se non fosse sempre a fuoco.
Me ne rendo conto. Ci penso, ma penso soprattutto al futuro. A come fare, come organizzarmi, come gestire il rientro al lavoro e gli spazi in casa.
Come ficcare due seggiolini auto nella microauto.
Cose così.
Con Topo sapevo sempre al minuto in che settimana ero. E a cosa corrispondeva ogni settimana.
Questa volta ci devo sempre pensare. Devo fare il calcolo. So il mese, ma non potrei dire la settimana così, senza pensare.
Non consulto siti su siti per sapere ogni dettagli del bimbo ad ogni settimana che passa.
Non parlo ancora con la pancia. Parlo molto con Topo e gli leggo tanti di quei libri che questo secondo bimbo nascerà conoscendo già nuvola Olga, Allumè e tutti gli altri...ma ancora non parlo con la pancia.
A volte mi sento in colpa verso la pancia e il suo inquilino. A volte verso Topo. Mah...
So già che man mano che passeranno giorni e settimane le cose cambieranno.
Lo so perchè è già successo. Anche con Topo.
Anche se lui era nella mia mente da subito, c'è entrato sempre di più via via.
E anche nella mente del Filosofo.
Anche se lui stesso dice che finchè non è nato, per lui Topo era una presenza molto teorica.
Almeno finchè la mia pancia non era davvero enorme.
Forse per questo l'altra sera, mentre cenavamo, mi ha chiesto: ma tu ti senti proprio incinta incinta?
Perchè a lui non lo sembro ancora proprio davvero davvero.
perchè la pancia non è ancora un pallone aerostatico, perchè non faccio altro che correre dietro a Topo e tutto il resto, e invece l'altra volta lui si sentiva e si comportava come una specie di protettore di qualcosa di sacro e fragilissimo.
Questa volta da un lato gli verrebbe da esserlo, dall'altro anche lui...anche lui è preso da Topo, e da tutto il resto.
E così questa volta sono meno sacra, o meno fragile?
O meno incinta?!?!?!
no...però siamo meno...meno assoluti. Ecco. Quello di sicuro.
E il lato positivo è che c'è molto meno spazio per la mia ansia quotidiana, per le mie paure, per il pessimismo.

martedì 14 febbraio 2017

Le reazioni (ovvero: perchè smentirsi?)

Questa volta non ho aspettato di essere praticamente alla fine del 4° mese.
Questa volta l'ho detto prima. A mia madre, a mio padre.
A loro l'ho detto addirittura alla decima settimana o giù di lì, perchè stavo talmente di merda che avevo bisogno di aiuto ogni tanto con Topo e dovevo giustificare la cosa.
Poi l'ho detto a mia zia, prima che rompesse eccessivamente le palle come la volta prima...
E poi alla famiglia del Filosofo.
E così, ecco le non tanto stupefacenti reazioni.

Partiamo dalla regina delle frasi del cazzo, mia madre.
Ha reagito sbottando: "Oddio! E dove* lo mettete adesso questo bambino? Ahhhh...povero bambino!".
Poi si lamenta che le racconto sempre poco...

*vago e raffinato riferimento della mater alla nostra casa non certo enorme.

Non che mi abbia stupita...non è mai stata una da reazione sensata...però insomma.
Più che altro mi dispiace che abbia sentito anche il Filosofo, che anche se ormai conosce il suo pollo ci è comunque rimasto vagamente male.

Mio padre ha avuto una reazione molto composta...direi quasi nulla. Il Filosofo dice che è una posa, che lo fa per fare quello che "non si fa prendere dall'emozione". Boh, può darsi. In questo periodo poi ha tutti i suoi pensieri per la testa, c'entrerà anche questo.

Mia suocera è stata contenta. Ha espresso molta gioia. E poi ci ha ricordato che come per mia cognata, anche per noi con due bambini le cose saranno più complicate. E che ci servirà aiuto. Dovremo trovare una babysitter.
Considerando che il Filosofo voleva provare a chiederle se sarebbe stata disponibile, ogni tanto, a venire a darmi una mano...beh direi che ci ha anticipati con classe.

Mia cognata ha detto le stesse cose dell'altra volta. Che se abbiamo bisogno lei c'è. e che verrà spessissimo a trovarci. Nel corso dei due anni di vita di Topo è venuta una volta.

Dulcis in fondo, mia zia. Che mi ha, nell'ordine:
-insultata perchè non è stata la prima a saperlo (?!?!?)
- detto che sono vecchia e che non si aspettava che avremmo deciso per il secondo.
- che spera che ALMENO sia femmina, visto che il maschio ce l'abbiamo già.

Signore e signori, le famiglie di origine.
Io e il Filosofo abbiamo una marea di difetti, e tra noi le cose non sono sempre rose e fiori. Ma faremo errori DIVERSI da questi. Ci staremo attenti.