sabato 4 gennaio 2020

addio passeggino addio

Complice questo inverno troppo mite, si sta fuori casa più di quanto pensassi.
E quindi...passeggiate, uscite, momenti al parco vicino casa. Quale momento migliore per dire addio, dopo 5 anni di onorato servizio, al passeggino?
E' stato uno dei pochi acquisti fatti nuovi nuovi quando stava per nascere Topo.
Ha la sua navicella (usata ben poco) e il passeggino vero e proprio (sfruttato parecchio).
Quando Topo aveva poco più di due anni e Patato sarebbe nato di lì a 3 mesi, io e il Filosofo abbiamo deciso che il passeggino sarebbe servito al nuovo piccolo di casa.
E così, colui che da quel momento sarebbe diventato il figlio grande, nè è stato abbastanza rapidamente sfrattato.
Non da un giorno all'altro, ma abbastanza in fretta. Non volevamo farlo a ridosso dell'arrivo di Patato, e così abbiamo anticipato un po'.
Ora Patato ha poco più di due anni, proprio come il fratello allora. E anche se NON arriveranno nuovi piccoli in casa..perchè fare discrimazioni? :-).
E quindi...via il passeggino per tutti. Anche perchè in effetti da dopo l'estate l'abbiamo usato davvero poco.
Alla fine è più che altro un ingombro in garage, visto che ormai se si esce si cammina tutti, e piuttosto,. in caso di viaggio in auto, nel bagagliaio ci mettiamo le loro bici.
Si chiude un'altra epoca, con questo passaggio.
Sarà che l'abbiamo comprato che io avevo il pancione tanto desiderato e faticosamente raggiunto, sarà che appunto, è stato il nostro unico acquisto, tolte un paio di tutine e qualche pantalone (e quintali di pannolini....), ma me lo ricordo bene.
Ricordo la macchina vecchia, col bagagliaio troppo piccolo e noi che incastrammo un pezzo sul sedile di dietro, pensando a quando lì il posto sarebbe stato occupato dall'ovetto.
Sono passati cinque anni. Era inverno anche allora, e Topo sarebbe nato un paio di mesi dopo.
E il tempo è volato, ragazzi se è volato.

giovedì 26 dicembre 2019

il natale, qui, non cambia mai.

A quanto pare, non dico sia destino, che mi suona un po' troppo aulico...ma di sicuro è consuetudine che nella mia famiglia il natale debba sempre essere un periodo di merda.
Tendo a non parlarne troppo, perchè quando lo faccio le persone mi guardano con l'occhio strano, come se stessi esagerando o interpretando in negativo piccolezze quotidiane.
Quando sono in vena aggiungo qualche dettaglio, giusto per dare un'idea. Lasciamo stare lo spirito dei natali passati, che per fortuna non viene a trovarmi; adesso certamente è migliore di quando ero bambina, non ci sono solo lacrime, nessuno inveisce biascicando ubriaco, nessuno è in casa di cura, nessuno cerca di avvelenarsi e nessuno rompe stoviglie.
Ma se vogliamo andare sul recente, sei anni fa  è morto mio suocero esattamente la vigilia di Natale, e le cose hanno continuato ad andare in questa direzione, Natale è sempre funestato da qualcosa di luttuoso o quasi e quest'anno sembra non fare cessioni. 
Neanche questa volta siamo riusciti a dare a i bambini un natale "normale", normale nel senso affettivo, nel senso del sfruttare la festività per trovarsi con le persone care, mica tanto altro.
A livello scenografico siamo sempre le solite pippe, non abbiamo neanche un vero albero, ma questa volta le ragioni sono ottime e pesano circa 14 kg... Prima nella micro casa non ci sarebbe stato, e avevo optato per una di quelle cinesate di feltro con le palline attaccate con velcro. Adesso con la casa un po' più grande è tornato lui, appeso a una finestra con il suo nastrino.
Va detto che ai bambini in realtà piace, soprattutto al piccolo distruttore. 
È il piccolo distruttore il motivo principale per cui non c'è un vero albero in casa nostra, perché non avevo le forze nella voglia di combattere contro la sua tensione alla totale distruzione di qualsiasi cosa. Saranno i terrible two, famoso periodo dai 2 ai 4 anni in cui il genitore invecchia di 2-4 anni al mese, sarà che essere il fratello minore vuol dire doversi ricavare uno spazio,sarà che semplicemente ha un carattere difficile, o come dicono le brave persone un carattere forte, sarà che assomiglia al padre da bambino, un terremoto esploratore.
Io però sono veramente stremata. E' un bambino affettuoso, dolce, sveglio, chiacchierone, ma anche tremendamente testardo, costantemente in sfida con me e con suo padre per qualsiasi cosa, deciso all'indipendenza più totale: il suo grido di guerra è "faccio ioooooo". 
Due settimane fa a pompieropoli suo fratello ormai quasi cinquenne si rimpinzava di cibo evitando con cura di fare scale o salire su gru, mentre lui , meno di un metro di energia pura, si inerpicava ovunque strillando "vado io vado da solo mamma Guardami che vado da solo sulla scala", mentre un esilarato pompiere lo bardava con l'imbragatura più piccola mai vista.
Io li amo tantissimo entrambi, e a volte urlo tantissimo con entrambi. Poi mi dispiace, ululare come un lupo in agonia. Ma succede.
Essi nel frattempo sopravvivono ai natali atroci e alle genitoriali furie, e crescono.
Così simili e così diversi, sempre dietro a cercarsi e poi a discutere, a giocare insieme e poi a litigare.
La cosa bella è che giochicchiano insieme. A volte per 5 minuti, a volte per mezz'ora. Che per me è già tanto.
Anche perchè il piccolo comincia a interessarsi ai semplici giochi di società che facciamo io e il fratellone, e non è male ogni tanto farsi un "memory" o qualche gioco cooperativo col tabellone, dopo aver corso lottato ballato e dipinto con le mani per ore ore ore oreeeeee.
Va detto cheTopo è cresciuto molto, è un po' dispettoso verso la piccola belva ma è anche protettivo e molto giocoso. E' sempre un po' refrattario all'obbedire subito, ma sta diventando più responsabile su tante cose, e cerco di gratificarlo per questo.
Patato, che forse dovrei soprannominare Attila, ama follemente il suo "dadone", che cerca incessantemente. Salvo poi, quando si arrabbia, prenderlo a pizze in faccia. Con mia contrarietà.
Che lo so, che i fratelli si menano da sempre e sempre lo faranno.
Ma da sempre le madri intervengono e, nel mio caso, a volte insorgono con un "Per favore, per favore..fate i normali!!!". Specialmente quando tento di fotografarli. E a turno, se non insieme, essi producono espressioni che vanno dal beota all'indemoniato, avendo cura di non passare mai, mai, mai, dal banale sorriso.

mercoledì 13 novembre 2019

ricette di cui vado fierissima. il gelato mono ingrediente e la vellutata sorpresa

Un po' i soldi, che non sono tanti. Un po' il tempo, poco anche quello. Un po', anche, che sono una creatura non di solo materialismo, il fatto che non mi piace sprecare, non mi piace vivere immersa nella plastica e negli additivi.
Così ci sono un paio di "ricette" che amo.
Perchè sono risparmiose di tempo, di soldi, di alimenti, di tutto.
E sono buone. Buone buone buone.

Il mio colpo segreto quando i pargoli vogliono un gelato, o qualcosa di dolce: il GELATO DI BANANA.
DI banana, non ALLA banana.
Che mica l'ho inventato io, me l'ha passato un'amica e poi ho scoperto che spopola online.
Comunque sia, la meraviglia è...che si fa con la banana. e basta.
Si prende la banana matura, la si fa a rondelle.
La si congela.
E poi, quando si vuole gelatare, si prende la banana congelata e la si frulla finchè non diventa cremosa. Non troppo che poi si scalda e non è più gelato.
Avendo due figli che mi assomigliano...noi 3 (il babbo no) aggiungiamo un po' (a volte tanta) cannella, e magari anche un biscotto al cioccolato, quando frulliamo il tutto.
E poi fine, ce lo mangiamo.
Io garantisco che è uno spettacolo.
Nel mio  caso a volte aggiungo un po' di latte senza lattosio (piccolo intollerante) che oltre ad addolcire rende più cremoso il tutto.


La vellutata "sorpresa" invece tra me e me la chiamo "vellutata scarti", perchè la faccio con gli scarti delle verdure.
Qui si è onnivori, quasi, ma la verdura la fa da padrona.
E così mi restano un po' di "scampoli" di zucchine, le foglie appassite del cavolo cappuccio, un paio di carote grinzose, l'esterno più duro del finocchio.
Cose che, ammetto, non sempre avevano un ruolo in cucina, da me.
C'è stato un periodo in cui ero più sul pezzo, poi....impegni stanchezza scazzi vari, mi sono persa un po'.
E ora che ho ripreso, sono davvero soddisfatta.
Sì, mi soddisfo con poco, lo so.
ma è figo.
Prendi tutta questa verdurina di scarto (tipo le foglie del sedano rimaste in giro, quella cipolla dimenticata in frigo e così via...), la fai a pezzetti e la metti in un sacchetto in freezer.
E man mano aggiungi verdura, finchè il sacchetto non è pieno.
Io tengo due sacchetti, così aggiungo verdura di qua e di là e le verdure sono più variate.
Quando il sacchetto è pieno..zacchete!, in pentola, sul fuoco con un po' di acqua. E si fa cuocere il tutto, piano piano. Poi via di minipimer.
Un po' di spezie e di erbe (mai sottovalutare lo splendore del timo, e del prezzemolo fresco), un pizzico di sale e rosmarino, un filo d'olio.
E la vellutata a sorpresa (visto che ogni volta gli ingredienti sono in proporzione variabile) è fatta.
Ed è buona.
Le belve la mangiano volentieri, soprattutto con un po' di crostini di pane secco dentro (anche qui, rosmarino e altre erbette, sempre).

Sì, sono davvero fiera, nonchè soddisfatta.

giovedì 10 ottobre 2019

è sempre giovedì

Ma domani..è già giovedì? Sì.
Ma di nuovo? Sì.
Ma "ieri"...era lunedì...che cavolo. Eh già...

Ci stanno volando via i giorni, sempre a lavoro, di corsa, incastra gli orari della babysitter, prenota gli esami, compra le scarpe che ormai gli van piccole, e la felpa, ricordati una felpa, prepara la borsa per nuoto, e le ciabatte per judo?
E' sempre lunedì, col pensiero che si riparte.
E' sempre giovedì, con un weekend faticoso alle porte, e giorni che non si sa dove sono finiti.
Passa velocissimo.
Anche sulla mia pelle, sul mio viso, sui primi capelli bianchi, il tempo mi sembra accanirsi a doppia velocità, negli ultimi tempi.
C'è sempre qualcosa di cui preoccuparsi, qualcuno per cui preoccuparsi.
C'è sempre un motivo per l'insonnia delle 3.
E' sempre lunedì, ed è sempre giovedì. E in mezzo, il finesettimana da domatori.

giovedì 12 settembre 2019

Spannolinamento (la seconda volta)

A me la sola parola SPANNOLINAMENTO faceva venire l'ansia e le palpitazioni.

Topo lo abbiamo spannolinato in inverno, con le educatrici di quel cavolo di nido che ci hanno aiutato zero (storia lunga, storia di un nido che era un fiore ed è diventato un'erbaccia) e con lui che non è che fosse proprio interessatissimo alla faccenda.
Io lo spannolinamento l'ho vissuto malissimo, con l'ansia, con la paura del giudizio altrui (costante), col nido che rompeva ad ogni incidente.

(Io lavoro alla scuola dell'infanzia e gli incidenti capitano anche qui. E MAI, dico MAI, ho colpevolizzato bambino o genitori, anzi. E guai se una collega lo facesse!!!)

E poi. Eccoci qua.

Al mare. Con Topo e Patato.
Il quale Patato (che andrebbe rinominato Argentovivo), a 22 mesi, decide che lui "PIPI' COME DADO".
e comincia a tentare di issarsi per fare pipì in piedi nel water.
Water al quale non arriva. Pipì in piedi che non governa in alcun modo.
Ma non c'è verso. Ulula come una belva ferita se proviamo a mettergli il pannolino.
E io, allora, terrorizzata, cedo.

Spannoliniamo. Anche se io pensavo di farlo un anno dopo.

E niente...Patato si è spannolinato (non di notte, anche se spesso mi chiama per fare pipì).
Ma di giorno sì.
Qualche incidente, soprattutto i primi tempi, qualche dimenticanza se è troppo preso a giocare o se ha bevuto come un cammello.
Ma via i body e sotto le canottiere.
Via i pannolini e sotto le mutandine recuperate dal cassetto del fratello (sì, brutalmente uso per entrambi la stessa taglia, tanto Topo è alto e sottile e Patato è più massiccio).

Quando timorosa l'ho comunicato al nido, mi hanno solo detto "Beh, se non è una cosa forzata va benissimo".
Al massimo, qui, quella che è stata forzata sono io :-).

E insomma, niente, qua il nido è ricominciato e andiamo bene. Un paio di pipì sfuggite al controllo, ma va bene.
In questi giorni anche una seconda bimba "grande" al nido si sta spannolinando, così saranno in due e penso che sarà di aiuto a entrambi per diventare sempre più autonomi.

Qui si cresce. A vista d'occhio (e di orecchio, ma è un'altra storia).

sabato 24 agosto 2019

estate

le ombre vicine delle nostre teste edei nostri assurdi cappelli

le vostre piccole orme sulla spiaggia fino al mare

i baci del piccolo che mi costringe a fermarmi mentre pedalo perche deve darmene uno su ogni guancia

le domande del grande che si chiede dove finisce il cielo

la vostra pelle profumata di latte. solare

la stanchezza terribile che ogni anno ci fa dire.. basta anno prossimo al mare non ci veniamo, sapendo già che non è vero

giovedì 6 giugno 2019

Voce

Molto vero.
Ci penso, ultimamente, anche alla luce di quanto mi sta capitando a livello lavorativo.
Il Filosofo parla della mia "ingenuità" e del fatto che tendo a dimenticare che tutti, tutti, indossano una maschera, almeno finchè, in alcuni casi, non si riesce ad andare oltre.
Vero, anche questo.
Ma ho ritrovato le parole di Ellis, che diceva che alcune delle idee irrazionali più forti nella mente umana sono:

  1. Io essere umano adulto, ho assolutamente bisogno (estrema necessità o esigenza) di venire (sempre) amato, stimato e approvato da tutte le persone signficative  del mio ambiente.
  1. Io devo assolutamente essere sempre perfettamente adeguato, competente e di successo in tutto quello che faccio e sotto ogni aspetto altrimenti sono indegno di valore, valgo poco o niente. 

Ecco. 
Io sono stata cresciuta da una voce che mi diceva che tutto questo era esatto, e che io non avrei mai potuto ottenere davvero il punto 1, perchè non sarei mai stata capace di adempiere al punto 2.
 E' qualcosa che sapevo, ma che tendo anche a perdere di vista dopo un po', essendo parte di me smetto di vederlo e di ricordarlo.
Indossare sempre occhiali gialli, o blu, o rossi, fa sì che tutto assuma una sfumatura gialla, blu, rossa, e dopo un po' ci si abitua e quello diventa il "vero" colore delle cose.