Questa volta non ho aspettato di essere praticamente alla fine del 4° mese.
Questa volta l'ho detto prima. A mia madre, a mio padre.
A loro l'ho detto addirittura alla decima settimana o giù di lì, perchè stavo talmente di merda che avevo bisogno di aiuto ogni tanto con Topo e dovevo giustificare la cosa.
Poi l'ho detto a mia zia, prima che rompesse eccessivamente le palle come la volta prima...
E poi alla famiglia del Filosofo.
E così, ecco le non tanto stupefacenti reazioni.
Partiamo dalla regina delle frasi del cazzo, mia madre.
Ha reagito sbottando: "Oddio! E dove* lo mettete adesso questo bambino? Ahhhh...povero bambino!".
Poi si lamenta che le racconto sempre poco...
*vago e raffinato riferimento della mater alla nostra casa non certo enorme.
Non che mi abbia stupita...non è mai stata una da reazione sensata...però insomma.
Più che altro mi dispiace che abbia sentito anche il Filosofo, che anche se ormai conosce il suo pollo ci è comunque rimasto vagamente male.
Mio padre ha avuto una reazione molto composta...direi quasi nulla. Il Filosofo dice che è una posa, che lo fa per fare quello che "non si fa prendere dall'emozione". Boh, può darsi. In questo periodo poi ha tutti i suoi pensieri per la testa, c'entrerà anche questo.
Mia suocera è stata contenta. Ha espresso molta gioia. E poi ci ha ricordato che come per mia cognata, anche per noi con due bambini le cose saranno più complicate. E che ci servirà aiuto. Dovremo trovare una babysitter.
Considerando che il Filosofo voleva provare a chiederle se sarebbe stata disponibile, ogni tanto, a venire a darmi una mano...beh direi che ci ha anticipati con classe.
Mia cognata ha detto le stesse cose dell'altra volta. Che se abbiamo bisogno lei c'è. e che verrà spessissimo a trovarci. Nel corso dei due anni di vita di Topo è venuta una volta.
Dulcis in fondo, mia zia. Che mi ha, nell'ordine:
-insultata perchè non è stata la prima a saperlo (?!?!?)
- detto che sono vecchia e che non si aspettava che avremmo deciso per il secondo.
- che spera che ALMENO sia femmina, visto che il maschio ce l'abbiamo già.
Signore e signori, le famiglie di origine.
Io e il Filosofo abbiamo una marea di difetti, e tra noi le cose non sono sempre rose e fiori. Ma faremo errori DIVERSI da questi. Ci staremo attenti.
martedì 14 febbraio 2017
Le reazioni (ovvero: perchè smentirsi?)
martedì 7 febbraio 2017
Bisogna cominciare a crederci. Sul serio.
Il mese di dicembre,
a scuola, è sempre un mese di casino.
Dobbiamo cominciare
a tirare le fila degli inserimenti, della prima parte dell’anno,
preparare la festa, organizzare tutti i materiali e la documentazione
prodotta con i bambini, e tutto quanto.
E poi i bambini si ammalano, ti vomitano sulle scarpe e in grembo, starnutiscono sulla tua faccia e nel tuo piatto, e tu ti svegli un giorno che vomiti e starnutisci.
E poi i bambini si ammalano, ti vomitano sulle scarpe e in grembo, starnutiscono sulla tua faccia e nel tuo piatto, e tu ti svegli un giorno che vomiti e starnutisci.
E nel mese di
dicembre non si trovano supplenti...o almeno così mi dicono. Forse
perché è mese di malattie per tutti.
E quindi..grande
casino.
Per quello, quando ai primi di dicembre, la mia collega è stata male, io ho fatto i turni doppi. Che neanche potremmo. va beh.
Per quello, quando ai primi di dicembre, la mia collega è stata male, io ho fatto i turni doppi. Che neanche potremmo. va beh.
Il prossimo che mi
dice che noi insegnanti non facciamo un cazzo lo costringo a farsi
una settimana in sezione…
Alla fine della
settimana ero spappolata.
Non per niente poi
mi sono ammalata. E non solo io. Topo col febbrone. E poi il
filosofo, che sta di merda al punto che lo portano via col 118. Un
weekend di follia, con marito devastato da febbre oltre 40, io
agitata e malandata, e Topo che per fortuna è il più sano di tutti
dopo pochi giorni.
Poi ci sono altri
impegni a scuola, altri casini, e io continuo ad ignorare i
malesseri.
Anche se comincio a chiedere di mangiare in bianco, perché ho la pancia sottosopra da un po’.
I bambini a scuola hanno finito col virus intestinale, ma insomma…
Anche se comincio a chiedere di mangiare in bianco, perché ho la pancia sottosopra da un po’.
I bambini a scuola hanno finito col virus intestinale, ma insomma…
La mia collega, una
sera di riunione in cui sono particolarmente verde in faccia mi dice
“senti, non è che…?” e ride.
le racconto in breve la mia storia di ricerca di un figio, le iui, le stimolazioni, la icsi risolutiva.
le racconto in breve la mia storia di ricerca di un figio, le iui, le stimolazioni, la icsi risolutiva.
E lei mi risponde
che sua cugina, un anno dopo i gemelli avuti con la fivet, ha avuto
un terzo figlio, gravidanza naturale.
E’ incredibile, quando parli di fivet, quante persone che l’hanno fatta saltano fuori.
Che gigantesco mondo sommerso, siamo noi mamme grazie alla medicina.
E’ incredibile, quando parli di fivet, quante persone che l’hanno fatta saltano fuori.
Che gigantesco mondo sommerso, siamo noi mamme grazie alla medicina.
Comunque, non so
perché...ma il suo sorriso, il suo modo di fare che è sempre un po’
burbero ma che si vedeva che voleva farmi star bene...non so.
Qualcosa mi ronza in mente. Per esempio il fatto che il ciclo è in
ritardo. Parecchio ritardo. almeno due settimane. Cazzo.
E siamo ormai a metà
dicembre. E decido di fare le beta.
Non sono una da test
di gravidanza. Costano come le beta. E non mi danno dei bei numeri
secchi.
Arriva il fine
settimana, e le beta saltano al lunedì.
E poi. Lunedì
pomeriggio. Le ritiro, pensando che qualunque valore diverso da zero,
anche solo un 10, anche una biochimica, sarebbe stato un dono
gigantesco.
Perchè il mese
precedente c’era stato giusto un rapporto, che poteva essere anche
definito “a rischio”, in effetti.
E le beta ci sono.
Positive. Subito la mente corre a quelle fatte per Topo. Erano più
alte. Sì ok. Ma queste restano positive. cazzo.
Le mando al Filosofo.
Il quale prontamente commenta “cosa vuol dire’”
Le mando al Filosofo.
Il quale prontamente commenta “cosa vuol dire’”
E io, dimostrandomi
me stessa al cubo, come sempre, non trovo di meglio che rispondere,
di impulso (già): Sono beta positive. Sono compatibili con una
gravidanza.
Il Filosofo tace.
Quando arriva a casa
ci guardiamo come due deficienti. Come se fossimo congelati. E dire
che di un secondo bambino ne abbiamo parlato spesso. ci abbiamo anche
provato d’estate, con la fivet.
E adesso che ci sono
queste beta siamo lì. bloccati.
Ed è stato così
per qualche giorno.
Talmente stralunata e incredula, e ancora lontana dall’avere assorbito davvero la cosa, che ho continuato a lavorare. Mancavano ormai pochi giorni alle vacanze, ma il mio resta un lavoro a rischio. Eppure non ce l’ho fatta, a dirlo. E a stare a casa.
Poi le vacanze, e la prima ecografia.
Con lui che guidava e diceva “prepariamoci...prepariamoci a non vedere nulla”.
E invece era lì. pochissimi millimetri. Ma lì.
Talmente stralunata e incredula, e ancora lontana dall’avere assorbito davvero la cosa, che ho continuato a lavorare. Mancavano ormai pochi giorni alle vacanze, ma il mio resta un lavoro a rischio. Eppure non ce l’ho fatta, a dirlo. E a stare a casa.
Poi le vacanze, e la prima ecografia.
Con lui che guidava e diceva “prepariamoci...prepariamoci a non vedere nulla”.
E invece era lì. pochissimi millimetri. Ma lì.
Sono state settimane
strane. Di influenza, mia di Topo del Filosofo del nonno di tutti, di
cadute di Topo con nuove corse al pronto soccorso, di cose da fare. Non avendo neanche
un sintomo, sono state settimane in cui facilmente non mi rendevo
conto.
Poi è esplosa la nausea, invalidante, e il sonno, pericolosamente incline a prendermi, fortissimo, mentre guido. tanto che cerco di non farlo, in questi giorni.
Poi è esplosa la nausea, invalidante, e il sonno, pericolosamente incline a prendermi, fortissimo, mentre guido. tanto che cerco di non farlo, in questi giorni.
Ho fatto i primi
controlli. Che hanno confermato.
“Signora Diarista, qui c’è la testa, qui il torace con il cuore, lo vede? Lì una manina”.
“Signora Diarista, qui c’è la testa, qui il torace con il cuore, lo vede? Lì una manina”.
Una manina…
E sempre tante nausee.
Tanto sonno.
A ricordarmi che è
vero. Che io in effetti sono incinta.
Io che credevo sinceramente che MAI. Mai sarebbe successo così. A me.
Io che credevo sinceramente che MAI. Mai sarebbe successo così. A me.
A dire il vero
credevo anche che se fossimo riusciti a raggiungere una seconda
gravidanza, me la sarei goduta.
In realtà...le
prime settimane non l’ho neanche considerata. Poi ho cominciato a
stare male e a sentirmi in colpa verso il mio Topo, di cui non riesco
a prendermi cura come e quanto vorrei.
E dopo questo, ogni tanto ci sono anche i sensi di colpa verso questa minuscola creatura, alla quale mi rendo conto di non pensare troppo spesso. O meglio, quando ci penso...ci penso sempre in relazione a Topo, a come sarà per lui se tutto andrà bene.
Se con Topo mi sentivo mamma e innamorata di lui dal primo istante...questa volta mi sento più...ambivalente. Ci sono momenti in cui sono felice e strabiliata, momenti in cui sono solo strabiliata, altri in cui sono terribilmente preoccupata.
Ho paura di non farcela, di non essere capace. Con due.
E dopo questo, ogni tanto ci sono anche i sensi di colpa verso questa minuscola creatura, alla quale mi rendo conto di non pensare troppo spesso. O meglio, quando ci penso...ci penso sempre in relazione a Topo, a come sarà per lui se tutto andrà bene.
Se con Topo mi sentivo mamma e innamorata di lui dal primo istante...questa volta mi sento più...ambivalente. Ci sono momenti in cui sono felice e strabiliata, momenti in cui sono solo strabiliata, altri in cui sono terribilmente preoccupata.
Ho paura di non farcela, di non essere capace. Con due.
Poi, in realtà,
quando l’altro giorno i dolori mostruosi mi hanno costretta ad
andare di corsa in pronto soccorso, dove mi hanno diagnosticato una
rovinosa e galoppante gastroenterite, ecco...lì la paura era di
perderla, questa minuscola creaturina.
I giorni
passano...comincio forse a rendermi conto davvero? Forse sì. Forse
no.
A dire la verità, ammetto con vergogna di essere ancora parecchio incredula.
E dire che stiamo per finire il terzo mese.
A dire la verità, ammetto con vergogna di essere ancora parecchio incredula.
E dire che stiamo per finire il terzo mese.
giovedì 12 gennaio 2017
La depressione. Il fiume gelato. i guanti.
Credo che D. F. Wallace sia il mio scrittore preferito.
C'entrerà il fatto che come ha descritto lui la depressione non l'ha fatto nessuno?
Per dire, basta leggere, per esempio, Il pianeta Trillafon in relazione alla Cosa Brutta. Per dire.
Comunque sia è il mio scrittore del cuore. E del cervello.
E in questi giorni l'ho pensato parecchio.
La depressione, quella vera, non un generico "oggi sono giù", fa parte della mia famiglia da generazioni.
Ci sono state pause.
Poi, qualche giorno fa, R. si è annegata.
Era una mattina piuttosto fredda. Di quelle in cui alle 9 la temperatura è sotto zero.
Lei ha salutato i figli, ha detto che usciva per andare in posta e a prendere il pane.
Si è messa i guanti. Perchè faceva freddo sul serio.
Poi è uscita.
Ma non ha girato a sinistra. Verso la posta.
E' andata di là, dalla parte del fiume.
Che in questi giorni, lì oltre il ponte, è tutto ghiacciato e sembra una strada bianca.
Ha appoggiato la borsa sul rivale.
E poi?
Forse è scesa piano, o forse si è lasciata cadere.
Il fiume non è profondo, in questi giorni. Ma credo sia abbastanza freddo da provocare uno shock termico. Sufficiente per perdere i sensi. Credo. Non lo so.
Quando il marito l'ha trovata stava lì a faccia in giù nell'acqua.
Non si è neanche tolta i guanti. Dopotutto faceva freddo, l'altra mattina.
C'entrerà il fatto che come ha descritto lui la depressione non l'ha fatto nessuno?
Per dire, basta leggere, per esempio, Il pianeta Trillafon in relazione alla Cosa Brutta. Per dire.
Comunque sia è il mio scrittore del cuore. E del cervello.
E in questi giorni l'ho pensato parecchio.
La depressione, quella vera, non un generico "oggi sono giù", fa parte della mia famiglia da generazioni.
Ci sono state pause.
Poi, qualche giorno fa, R. si è annegata.
Era una mattina piuttosto fredda. Di quelle in cui alle 9 la temperatura è sotto zero.
Lei ha salutato i figli, ha detto che usciva per andare in posta e a prendere il pane.
Si è messa i guanti. Perchè faceva freddo sul serio.
Poi è uscita.
Ma non ha girato a sinistra. Verso la posta.
E' andata di là, dalla parte del fiume.
Che in questi giorni, lì oltre il ponte, è tutto ghiacciato e sembra una strada bianca.
Ha appoggiato la borsa sul rivale.
E poi?
Forse è scesa piano, o forse si è lasciata cadere.
Il fiume non è profondo, in questi giorni. Ma credo sia abbastanza freddo da provocare uno shock termico. Sufficiente per perdere i sensi. Credo. Non lo so.
Quando il marito l'ha trovata stava lì a faccia in giù nell'acqua.
Non si è neanche tolta i guanti. Dopotutto faceva freddo, l'altra mattina.
martedì 10 gennaio 2017
Passare il testimone
In bagno c'è una piccola scatola con le medicine. E sotto ce n'è un'altra. ancora più piccola.
La scatola delle medicine speciali, le mie. Quelle della PMA.
Ieri ho finalmente preso la scatolina e ho estratto tutte quelle scatoline. Mi sono rimaste alcune scatole di progynova, progesterone e anche il decadron mi sembra.
Scadranno nel 2018. Evidentemente, all'ultimo giro, la dottoressa mi aveva fatto delle ricette troppo abbondanti.
E adesso queste scatole intonse sono state messe in una busta.
E tra una decina di giorni lasceranno casa mia e torneranno nello studio della dottoressa.
A me non servono più.
Nel bene e nel male, qualunque sarà il mio futuro, il mio percorso con la PMA è finito.
Me ne sono resa conto questa estate, dopo l'ultima fecondazione che ha avuto come esito un aborto spontaneo precoce.
Ho sofferto molto durante la cura, non l'ho vissuta bene ed è stato tutto troppo duro e faticoso.
In pratica mi sono accorta che per me non valeva più la pena.
Per arrivare a Topo sono stata disposta ad affrontare tutto, la fobia degli aghi, il dolore, la paura, i tentativi, le punture infinite, i colloqui, i viaggi su e giù, le terapie. TUTTO.
Poi lui è arrivato e tutto è cambiato.
Il desiderio del secondo figlio è qualcosa di strano, che sento e che mi spaventa insieme.
una lunga questione.
Ma è una questione diversa.
Non sono più disposta a tutto. Ora la mia vita ha raggiunto un grado di complessità e di COMPLETEZZA che non avrei mai creduto possibile.
E' tutto diverso. io sono diversa.
E non c'è più posto per questi farmaci, nella mia vita diversa.
Ricordo che a una delle prime visite, la dottoressa mi diede una scatola con un farmaco, dicendomi: questa te la dò io, così non devi comprarla. E' di una mia paziente, me l'ha portata perchè non le serve più, finalmente è incinta.
E io ricordo di aver guardato quella scatolina pensando che una donna ce l'aveva fatta.
Ora mi fa piacere pensare che le mie scatoline possano servire a qualcun altro.
Che di nuovo la dottoressa possa dire "questa te la dà io...".
E' come se ci fosse un piccolissimo circolo virtuoso di cui anch'io posso fare parte.
I "miei" farmaci non sono miracolosi, non è detto che facciano parte del tentativo giusto di chi li riceverà, ma è comunque bello pensare che tutto vada avanti.
Io sarò sempre una mamma grazie alla pma e non smetterò di parlarne e di parlarne e di parlarne, per far sì che sempre meno donne si sentano sole in questo percorso e lo vivano con vergogna.
Ma non farò più altri tentativi di fecondazione assistita.
Anche questo è andare avanti.
La scatola delle medicine speciali, le mie. Quelle della PMA.
Ieri ho finalmente preso la scatolina e ho estratto tutte quelle scatoline. Mi sono rimaste alcune scatole di progynova, progesterone e anche il decadron mi sembra.
Scadranno nel 2018. Evidentemente, all'ultimo giro, la dottoressa mi aveva fatto delle ricette troppo abbondanti.
E adesso queste scatole intonse sono state messe in una busta.
E tra una decina di giorni lasceranno casa mia e torneranno nello studio della dottoressa.
A me non servono più.
Nel bene e nel male, qualunque sarà il mio futuro, il mio percorso con la PMA è finito.
Me ne sono resa conto questa estate, dopo l'ultima fecondazione che ha avuto come esito un aborto spontaneo precoce.
Ho sofferto molto durante la cura, non l'ho vissuta bene ed è stato tutto troppo duro e faticoso.
In pratica mi sono accorta che per me non valeva più la pena.
Per arrivare a Topo sono stata disposta ad affrontare tutto, la fobia degli aghi, il dolore, la paura, i tentativi, le punture infinite, i colloqui, i viaggi su e giù, le terapie. TUTTO.
Poi lui è arrivato e tutto è cambiato.
Il desiderio del secondo figlio è qualcosa di strano, che sento e che mi spaventa insieme.
una lunga questione.
Ma è una questione diversa.
Non sono più disposta a tutto. Ora la mia vita ha raggiunto un grado di complessità e di COMPLETEZZA che non avrei mai creduto possibile.
E' tutto diverso. io sono diversa.
E non c'è più posto per questi farmaci, nella mia vita diversa.
Ricordo che a una delle prime visite, la dottoressa mi diede una scatola con un farmaco, dicendomi: questa te la dò io, così non devi comprarla. E' di una mia paziente, me l'ha portata perchè non le serve più, finalmente è incinta.
E io ricordo di aver guardato quella scatolina pensando che una donna ce l'aveva fatta.
Ora mi fa piacere pensare che le mie scatoline possano servire a qualcun altro.
Che di nuovo la dottoressa possa dire "questa te la dà io...".
E' come se ci fosse un piccolissimo circolo virtuoso di cui anch'io posso fare parte.
I "miei" farmaci non sono miracolosi, non è detto che facciano parte del tentativo giusto di chi li riceverà, ma è comunque bello pensare che tutto vada avanti.
Io sarò sempre una mamma grazie alla pma e non smetterò di parlarne e di parlarne e di parlarne, per far sì che sempre meno donne si sentano sole in questo percorso e lo vivano con vergogna.
Ma non farò più altri tentativi di fecondazione assistita.
Anche questo è andare avanti.
mercoledì 4 gennaio 2017
I nonni. Perchè a quanto pare la famiglia italiana si regge sui nonni..o no?
Dov'è che l'ho letta, sta cosa?
Non mi ricordo più. Comunque era un articolo di giornale, di qualche tempo fa. Diceva, in estrema sintesi, che in Italia senza nonni non si sta. Che i nonni ti crescono il pupo, te lo tengono se sta male, ti risparmiano i soldi di nido e babysitter, ti fanno da mangiare e te lo portano pure in vacanza.
In Italia.
Come mi dice chi si è trasferito all'estero, la realtà italiana è in effetti particolare, rispetto ad altre: in Inghilterra, tanto per fare un esempio che ho ricevuto di recente, i nonni, o in generale le persone con figli grandi...si fanno molto i cazzi loro. La loro vita. Le loro cose. Non è che stanno sempre lì dietro ai figli e ai nipoti e ai bisnipoti.
Il che non mi sembra mica sbagliato. Voglio dire, dove sta scritto che il nonno deve abdicare alla sua vita per stare dietro al nipote?
Eppure...eppure quando sono diventata mamma...il mio lato egoista si è risvegliato. E un po' di aiuto me lo aspettavo. Come di diritto. Lo ammetto.
Non è mica una cosa bella, lo so, eppure ero partita con l'idea, tutta nella mia testa peraltro, che i nonni "ci sarebbero stati." E basta.
In realtà partivo da una realtà famigliare con mio babbo che da sempre proclamava il suo desiderio di nonnitudine. E con mia suocera che aveva cresciuto praticamente da sola e totalmente i due nipoti, figli di mia cognata.
Nella mia testa quindi la nonna era una super nonna. E il nonno lo era potenzialmente.
Poi è nato il Topo.
E mia suocera è venuta a trovarci due volte, abitando a 30 km, in 6 mesi. Poi mai più. Si è proposta di aiutarci, ma solo se le avessimo portato lì il bimbo, e solo se non l'avessimo lasciata da sola.
In pratica non se la sente più di occuparsi di piccoli. Nè neonati, nè toddlers, nè un cavolo.
Sì. Ci sono rimasta un po' male. Ma poi ci ho fatto l'abitudine. Per un po' ho pensato che considerasse questo nipote di serie b (sì, pensiero del cazzo...ma non ho mai detto di essere la regina del buonsenso).
Mia madre lasciamo perdere, non è fisicamente in grado di occuparsi di un bimbo, e le sue interazioni con Topo sono imbarazzanti dal punto di vista emotivo-relazionale.
Deve avere completamente disimparato a gestire un bimbo piccolo, o semplicemente replica su di lui le modalità che aveva con me, cioè ricatti psicologici e sensi di colpa, che mi fanno incazzare come una bestia.
Nessuno le ha impedito di devastare me, mio figlio col cazzo, se permetti. E lo so che lo fai senza accorgertene e che gli vuoi bene, ma non mi interessa. Non te lo permetto.
Resta mio padre. Colui su cui contavo di brutto.
Mio padre è stato presente, persino invadente, nei primissimi mesi. Quando in realtà io avevo bisogno solo di pace. E di riposo. e di qualcuno che magari mi cucinasse da mangiare, mica altro.
Ora che Topo è vispo, vivace, follemente motorio e chiacchierone...e adora il suo nonno, mio padre si è di molto tirato indietro.
In questi giorni ho avuto bisogno di lui. Di solito cerco di non stressarlo troppo, gli chiedo di tenere Topo solo se proprio ci sono circostanze strane, di solito non capita più di un paio d'ore in una decina di giorni.
Ma questa settimana avevo davvero bisogno. Gli ho chiesto 2 ore al giorno. Per 4 giorni. Di seguito.
in effetti, un impegno.
Abbiamo contrattato. Alla fine ha acconsentito. 3 giorni.
E poi ha aggiunto, stile memento mori: guarda, adesso io sono al massimo della disponibilità, ricordati che presto inizia il momento della campagna però...
Il momento della campagna significa il momento in cui, verso marzo, deve occuparsi del suo pezzo di terra. che da marzo, appunto, a novembre, lo occuperà 20 ore su 24.
Perchè questa terra è il suo hobby, la sua occupazione, il suo orgoglio. Deve zappare, fresare, seminare, potare, annaffiare, concimare.
Se io ho bisogno posso anche attaccarmi.
Perchè ci resto male? Non lo so. Penso, se ci penso, che sia tutto diritto suo avere la sua vita. Eppure qualcosa mi rode.
A rifletterci, mi rode un po' il fatto che quando, ai 10 mesi del Topo, l'ho inserito al nido, mi è stato detto dai miei genitori che era una spesa inutile, che dovevo consultarmi con loro perchè potevano tenerlo loro mentre io lavoravo.
E mi rode anche che l'altro giorno, sentendomi parlare al telefono con una babysitter, mia madre abbia avuto da ridire sul fatto che non avevo chiesto a mio padre di tenere il bimbo. Considerando che in realtà gliel'avevo chiesto. E lui non poteva. Ma questo lei non lo sapeva.
Ora...mi chiedo...ma se voi nonni potete avere la vostra vita...perchè poi dovete mettere becco nella mia?
Perchè devi farmi mille paranoie e critiche sulle mie scelte?
Era troppo piccolo per il nido (stronzata), avrebbe sofferto un sacco (stronzata), sarebbe stato meglio a casa (e con chi? comunque, stronzata)....
Io non so, quella ricerca lì che avevo trovato sul giornale, su quali nonni si sia basata.
Sicuramente non su quelli "miei".
Vedremo poi, in futuro, come organizzerò tutto quanto, ma sicuramente in questi mesi ho imparato che no, la famiglia non si regge sui nonni. E per fortuna.
Non mi ricordo più. Comunque era un articolo di giornale, di qualche tempo fa. Diceva, in estrema sintesi, che in Italia senza nonni non si sta. Che i nonni ti crescono il pupo, te lo tengono se sta male, ti risparmiano i soldi di nido e babysitter, ti fanno da mangiare e te lo portano pure in vacanza.
In Italia.
Come mi dice chi si è trasferito all'estero, la realtà italiana è in effetti particolare, rispetto ad altre: in Inghilterra, tanto per fare un esempio che ho ricevuto di recente, i nonni, o in generale le persone con figli grandi...si fanno molto i cazzi loro. La loro vita. Le loro cose. Non è che stanno sempre lì dietro ai figli e ai nipoti e ai bisnipoti.
Il che non mi sembra mica sbagliato. Voglio dire, dove sta scritto che il nonno deve abdicare alla sua vita per stare dietro al nipote?
Eppure...eppure quando sono diventata mamma...il mio lato egoista si è risvegliato. E un po' di aiuto me lo aspettavo. Come di diritto. Lo ammetto.
Non è mica una cosa bella, lo so, eppure ero partita con l'idea, tutta nella mia testa peraltro, che i nonni "ci sarebbero stati." E basta.
In realtà partivo da una realtà famigliare con mio babbo che da sempre proclamava il suo desiderio di nonnitudine. E con mia suocera che aveva cresciuto praticamente da sola e totalmente i due nipoti, figli di mia cognata.
Nella mia testa quindi la nonna era una super nonna. E il nonno lo era potenzialmente.
Poi è nato il Topo.
E mia suocera è venuta a trovarci due volte, abitando a 30 km, in 6 mesi. Poi mai più. Si è proposta di aiutarci, ma solo se le avessimo portato lì il bimbo, e solo se non l'avessimo lasciata da sola.
In pratica non se la sente più di occuparsi di piccoli. Nè neonati, nè toddlers, nè un cavolo.
Sì. Ci sono rimasta un po' male. Ma poi ci ho fatto l'abitudine. Per un po' ho pensato che considerasse questo nipote di serie b (sì, pensiero del cazzo...ma non ho mai detto di essere la regina del buonsenso).
Mia madre lasciamo perdere, non è fisicamente in grado di occuparsi di un bimbo, e le sue interazioni con Topo sono imbarazzanti dal punto di vista emotivo-relazionale.
Deve avere completamente disimparato a gestire un bimbo piccolo, o semplicemente replica su di lui le modalità che aveva con me, cioè ricatti psicologici e sensi di colpa, che mi fanno incazzare come una bestia.
Nessuno le ha impedito di devastare me, mio figlio col cazzo, se permetti. E lo so che lo fai senza accorgertene e che gli vuoi bene, ma non mi interessa. Non te lo permetto.
Resta mio padre. Colui su cui contavo di brutto.
Mio padre è stato presente, persino invadente, nei primissimi mesi. Quando in realtà io avevo bisogno solo di pace. E di riposo. e di qualcuno che magari mi cucinasse da mangiare, mica altro.
Ora che Topo è vispo, vivace, follemente motorio e chiacchierone...e adora il suo nonno, mio padre si è di molto tirato indietro.
In questi giorni ho avuto bisogno di lui. Di solito cerco di non stressarlo troppo, gli chiedo di tenere Topo solo se proprio ci sono circostanze strane, di solito non capita più di un paio d'ore in una decina di giorni.
Ma questa settimana avevo davvero bisogno. Gli ho chiesto 2 ore al giorno. Per 4 giorni. Di seguito.
in effetti, un impegno.
Abbiamo contrattato. Alla fine ha acconsentito. 3 giorni.
E poi ha aggiunto, stile memento mori: guarda, adesso io sono al massimo della disponibilità, ricordati che presto inizia il momento della campagna però...
Il momento della campagna significa il momento in cui, verso marzo, deve occuparsi del suo pezzo di terra. che da marzo, appunto, a novembre, lo occuperà 20 ore su 24.
Perchè questa terra è il suo hobby, la sua occupazione, il suo orgoglio. Deve zappare, fresare, seminare, potare, annaffiare, concimare.
Se io ho bisogno posso anche attaccarmi.
Perchè ci resto male? Non lo so. Penso, se ci penso, che sia tutto diritto suo avere la sua vita. Eppure qualcosa mi rode.
A rifletterci, mi rode un po' il fatto che quando, ai 10 mesi del Topo, l'ho inserito al nido, mi è stato detto dai miei genitori che era una spesa inutile, che dovevo consultarmi con loro perchè potevano tenerlo loro mentre io lavoravo.
E mi rode anche che l'altro giorno, sentendomi parlare al telefono con una babysitter, mia madre abbia avuto da ridire sul fatto che non avevo chiesto a mio padre di tenere il bimbo. Considerando che in realtà gliel'avevo chiesto. E lui non poteva. Ma questo lei non lo sapeva.
Ora...mi chiedo...ma se voi nonni potete avere la vostra vita...perchè poi dovete mettere becco nella mia?
Perchè devi farmi mille paranoie e critiche sulle mie scelte?
Era troppo piccolo per il nido (stronzata), avrebbe sofferto un sacco (stronzata), sarebbe stato meglio a casa (e con chi? comunque, stronzata)....
Io non so, quella ricerca lì che avevo trovato sul giornale, su quali nonni si sia basata.
Sicuramente non su quelli "miei".
Vedremo poi, in futuro, come organizzerò tutto quanto, ma sicuramente in questi mesi ho imparato che no, la famiglia non si regge sui nonni. E per fortuna.
mercoledì 14 dicembre 2016
...papule, pruriti e via così
A 10 giorni esatti dal vaccino.
Febbrone. Per un giorno.
Poi, l'esplosione. Sulle gambe, e intorno alla bocca.
papule papule papule. Prurito prurito prurito.
Povero cucciolo.
E io subito a pensare: vedi che sei cretina? magari se non lo vaccinavi la varicella non se la pigliava mai!!!!!
Poi ho sentito la pediatra.Che mi ha fatto vedere le foto della "vera" varicella.
ecco. Le gambine di Topo, in confronto, erano un fiore.
E mi ricordato che:
1. reazione al vaccino? normale.
2. ti sembra messo male? Non lo è. La varicella spappola anche per 10 giorni. Lui guarirà prima. Verissimo, in 4 giorni è a posto (qualche crostina a parte).
3. Si evita rischi tipo fuoco di s. antonio e così via.
Insomma mi ha rincuorata.
Però che palle...faccio il vaccino per evitare malattie schifose..e queste in qualche modo vogliono farsi notare lo stesso?
Comunque...è passata.
In compenso dalla pediatra c'era questa madre con bambina distrutta in braccio.
Che mi dice: state lontani, è meglio, è sospetta rosolia.
Io la guardo, la bambina avrà già 3 anni.
E dico: noi siamo vaccinati.
Lei: ah no, noi no! Noi niente vaccini. Sono contraria
E lì, lì, per un lungo attimo, guardando quella bambina distrutta e quella donna deficiente, ho sentito in me il fortissimo desiderio di prendere la detta donna a testate nel setto nasale.
Ma poi ci ha chiamati dentro la dottoressa.
Febbrone. Per un giorno.
Poi, l'esplosione. Sulle gambe, e intorno alla bocca.
papule papule papule. Prurito prurito prurito.
Povero cucciolo.
E io subito a pensare: vedi che sei cretina? magari se non lo vaccinavi la varicella non se la pigliava mai!!!!!
Poi ho sentito la pediatra.Che mi ha fatto vedere le foto della "vera" varicella.
ecco. Le gambine di Topo, in confronto, erano un fiore.
E mi ricordato che:
1. reazione al vaccino? normale.
2. ti sembra messo male? Non lo è. La varicella spappola anche per 10 giorni. Lui guarirà prima. Verissimo, in 4 giorni è a posto (qualche crostina a parte).
3. Si evita rischi tipo fuoco di s. antonio e così via.
Insomma mi ha rincuorata.
Però che palle...faccio il vaccino per evitare malattie schifose..e queste in qualche modo vogliono farsi notare lo stesso?
Comunque...è passata.
In compenso dalla pediatra c'era questa madre con bambina distrutta in braccio.
Che mi dice: state lontani, è meglio, è sospetta rosolia.
Io la guardo, la bambina avrà già 3 anni.
E dico: noi siamo vaccinati.
Lei: ah no, noi no! Noi niente vaccini. Sono contraria
E lì, lì, per un lungo attimo, guardando quella bambina distrutta e quella donna deficiente, ho sentito in me il fortissimo desiderio di prendere la detta donna a testate nel setto nasale.
Ma poi ci ha chiamati dentro la dottoressa.
lunedì 5 dicembre 2016
E quando meno te lo aspetti, ecco un vaccino nuovo.
Che qui non è tra quelli passati gratis, ma 50 euro per mio figlio li investo volentieri.
E così, ecco fatto anche un altro vaccinone. Quello per la varicella. Dopo tanto esserci consultati tra noi genitori, e con pediatra e medico epidemiologo.
Come già successo per il vecchio trivalente (che poi erano 4 o 5 vaccini) e gli altri...nessun effetto collaterale.
A marzo avremo la seconda e ultima dose.
E così, ecco fatto anche un altro vaccinone. Quello per la varicella. Dopo tanto esserci consultati tra noi genitori, e con pediatra e medico epidemiologo.
Come già successo per il vecchio trivalente (che poi erano 4 o 5 vaccini) e gli altri...nessun effetto collaterale.
A marzo avremo la seconda e ultima dose.
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