venerdì 3 aprile 2020

Quotidianità

C'è una quotidianità fatta di routine che si ripetono, più o meno rigide.
Io sono quella rigida, anche se preferisco rigorosa.
Lo faccio per i bambini, ma anche molto per me stessa, perchè sto cominciando ad incrinarmi...e non posso permettermelo.
Ci sono i momenti duri, quelli in cui vorrei solo scappare lontanissimo e urlare, come nella versione cupa di un film di Fantozzi. Ricordo la scena del pomodorino..o qualcosa di simile. Ecco. Una cosa così.
Non posso permettermi neanche questo, perchè se faccio tanto di allontanarmi per andare in bagno, mi stanano subito anche lì.
Ci sono momenti in cui faccio e ricevo telefonate, soprattutto legate al lavoro, da colleghe che si sentono soverchiate dalla tecnologica, che fare didattica online alla scuola dell'infanzia è abbastanza straniante di suo...
E ci sono le video lezioni, i messaggi, i powerpoint e tutto quanto, preparati quasi di nascosto strappando i momenti qua e là.
Poi c'è qualche telefonata diversa, mamme, di solito, di amichetti dei bambini. Persone con cui non sono mai stata in confidenza, che forse chissà se rivedrò mai...che mi chiamano e dopo un po' le sento che piangono.
Perchè sono stanche, perchè non sanno come fare con i soldi, o con il lavoro da casa, o con i bambini, o con il marito, o con tutto insieme.
C'è una quotidianità di crisi che è sempre più importante.
Io non so bene in che modo andare avanti, mi aggrappo alla routine, alla pseudo normalità che ci siamo costruiti intorno. E cerco di non chiedermi troppo spesso chi saremo quando finirà. Nè quando mai finirà.

martedì 24 marzo 2020

Ho un po' pianto

Ieri è successo, ho un po' pianto.
Di nascosto, in bagno. Durante una pipì in solitaria.
Mi è venuto da piangere e mi sono accorta che mi scendevano le lacrime, pensavo di essere concentrata su altro, sulla lista della spesa da fare tra qualche giorno.
Pensavo che mi sta finendo la carta forno.
La carta forno.
Non il pane. Non un farmaco salvavita.
La carta forno.
Eppure mi è venuto da piangere.
Perchè non so più se la posso comprare.
Non ho capito ancora bene cosa saranno i beni di prima necessità, ma dubito rientri.
Anche se al momento io la sento come tale.
Perchè con i bambini cucino. cucino. e cucino ancora.
Biscotti pizza tortini polpette. E uso la carta forno quando cuocio.
Sono certa di poter imparare a ungere bene la teglia senza far troppi danni, eppure sono andata in crisi.
Ricordo mia nonna, negli anni '90, io ero una ragazzetta e lei telefonava e mi diceva "oddio, è terribile. E' morta la televisione!", perchè non vedeva più rete4 e si stava perdendo Sentieri.
Sto diventando mia nonna.
La quarantena, l'isolamento, mi stanno trasformando in una persona che in bagno si ritrova a piangere pensando alla carta forno.
So che devo concentrarmi su un piccolo traguardo per volta, un giorno per volta, una cosa per volta.
Io ci provo. Ma ho bisogno di obiettivi, anche a lungo termine, per sentirmi tranquilla. Sono sempre stata così, ho bisogno di vedere una fine a questo, e non c'è.
Non si vede perchè per il momento siamo ben lontani.
Cominciano i contagi delle persone a me vicine, e non so se mi fa più paura il virus, o i suoi "effetti collaterali".
ho paura che mia madre smetta per qualche motivo gli psicofarmaci, che ora più che mai sono necessari, ho paura di arrivare al "futuro" tutti noi troppo psicologicamente provati.
Faccio del mio meglio con i bambini, di giorno, poi di notte crollo e mi risveglio alle 2 con un'insonnia ansiosa ad occhi sbarrati.
E il giorno dopo ricomincio, routine rigida e rassicurante per tutti, qualche idea per giocare, qualche sgridata che forse mi potrei risparmiare.
Sono certa di poter vivere senza carta forno.
Ma non riesco ad essere certa che tutto andrà bene.

sabato 21 marzo 2020

La routine giornaliera non è tutto...ma è tanto.

Consideriamo che io sono una persona disordinata, ma ho anche una grande passione per liste, organizzazione, decluttering, e tutto quanto aiuta il mio lato ansioso e ossessivo a stare tranquillo.
In pratica mi contraddico da sola, ma che farci?
Ah, le liste, gli elenchi puntati, gli ordini del giorno...amour fou, per me!

Assolutamente sì. (Considerato poi il periodo, e la fascistizzazione progressiva della nostra società...ecco...)

E insomma, le liste, gli elenchi.
E la ROUTINE.
Routine giornaliera, abbastanza rigorosa.
Questo mi sta salvando, in questo lunghissimo periodo di isolamento e clausura.
Sarà anche che faccio l'insegnante in una fascia d'età in cui la routine è fondamentale, sarà che ho due figli piccoli, sarà che il Filosofo, come me, se non ha una routine tende a perdersi.
E se si perde, come me, poi si deprime. Si affloscia. Si abbrutisce.
E allora, ecco che ho disegnato, rozzamente lo ammetto, la routine giornaliera.

Io mi alzo un po' prima degli altri, ma insomma intorno alle 8 tutti in piedi.
Pipì, colazione, lavaggi vari.

Pulizie di casa (con i bambini, il che vuol dire pulizie non incredibilmente perfette ma insomma)

Compiti (libri di attività, giochi con adesivi, colorare, cose così)

Gioco/ lettura / ginnastica (grande invenzione, la ginnastica dei supereroi), uscita nel micro cortile di casa

ore 12 Pranzo

gioco, musica (youtube), libri

Pisolino per il piccolo, cartone animato e gioco per il grande

ore 15.30/16 merenda

attività del pomeriggio:

Gioco/ lettura / ginnastica (grande invenzione, la ginnastica dei supereroi), uscita nel micro cortile di casa, video chiamata con nonna o qualche amico
+ cucinare insieme

ore 18.30/19 cena

gioco / libri / musica /cartone animato.


Nel mezzo io ci metto anche i video e le attività da mandare ai miei alunni, un po' di cucina in più, la mia personale ginnastica e cose così.


Poi, siccome noi siamo tutti e quattro un po' zucconi, certe cose è bene ripetercele e quindi, oltre alla routine, ho preparato una specie di "promemoria" (rozzo anche lui...)

Ecco, l'immagine fa un po' pena, quello in alto a destra è una persona piegata, non Zigozago di Richard Scarry...va beh, anche la foto è stata fatta "in compagnia", come tutto il resto.
Comunque, insomma...noi ci salviamo così, al momento.

mercoledì 11 marzo 2020

Dentro casa. Cosa facciamo oggi, mamma?

Dentro casa. O a circa 50 passi da casa, nel giardinetto recintato a cui si accede solo con la chiave. Deserto sempre, se no nemmeno lì.
Cosa facciamo oggi, mamma?

Fino ad oggi eravamo andati al vicino mare, a tirare i sassi al fiume, nel bosco.
Ora è tutto troppo lontano, non si può.
Forse il bosco, sempre deserto anche lui, che in bici lo raggiungi in 5 o 6 minuti da casa, ma meglio di no, per ora.
Ce ne stiamo a casa. Dentro casa, sul terrazzo, dietro dai garage, nel giardinetto.
Cosa facciamo oggi, mamma?
Faccio del mio meglio.
Per i miei figli, per i miei bambini lontani, i miei bimbi di scuola. Che anche se non siamo scuola dell'obbligo siamo scuola e siamo insegnanti.
Cerco di unire le due cose, quando posso.
Utilizzo, bieco lavoro minorile?, i miei figli (o meglio le manine, inquadrate nel video), per proporre ai piccoli a casa piccoli lavori, disegni, attività.
Leggo storie a tutti, ai miei e agli altrui, sempre col cellulare che mi riprende storta e che impietoso mostra i cedimenti improvvisi della pelle (i 40? lo stress? chissà) e mi fa sentire così ridicola. Ma anche così gratificata quando i bambini rispondono, e il telefono trilla e ci sono i disegni e i messaggi vocali.
In casa, disegnamo, pasticciamo coi colori a dita e con le tempere solide (grande invenzione davvero), con la carta di ogni tipo, con lo scotch carta (che roba fantastica é?!).
Facciamo bagni in poca acqua con molti pentolini e travasiamo fino alla follia.
Probabilmente ingrasserò come un krapfen ripieno, perchè qua si cucina. Tantissimo.
Patato vuole partecipare a modo suo, il suo leitmotiv è "lo posso assaggiare?"
Topo, dall'alto dei suoi ormai cinque anni (domenica, niente festa ma...torta sicuro, per stare in tema), aiuta e dirige.
Quantità di risotti, di vellutate, di polpette, di chips di zucchine (libidinose, non ne avanzano mai), di pizza, di biscotti. Ne usciremo rimbalzando, probabilmente.
Le due trottole di casa corrono anche molto. non importa come e dove. Riescono a correre anche sul divano. Si inseguono. giochiamo a nascondino, a strani giochi di finzione in cui dopo un po' perdo il filo, a buttarci in lotte scoordinate.
Balliamo molto (al momento le nostre hit sono Footloose e I'm still standing), soprattutto io e Patato, mentre Topo improvvisa arrampicate selvagge dovunque trovi un appiglio.
Nelle uscite al giardino deserto, osserviamo. Scaviamo come cani da tartufo. Oggi una lucertola particolarmente lenta è stata oggetto di ammirazione per molti minuti (arrampicata sulla mia mano a godersi il sole e, immagino, il mio calore animale). Con la lente di ingradimento ogni cacca di piccione è tutto un mondo.
Abbiamo trovato il guscio abbandonato di una chiocciola e qualche pezzo di corteccia.
Cosa facciamo oggi, mamma?
Le nostre giornate sono routinarie,a modo loro.
Abbiamo disegnato e colorato la scansione della giornata, così sappiamo sempre cosa faremo poi.
Si comincia con pipì /lavaggio, colazione, pulizie di casa e poi "compiti"/gioco in casa/gioco fuori e si prosegue così per tutto il giorno.
Cercando di fargliela pesare il meno possibile, mentre devono, per amore o per forza, scoprirsi e riscoprirsi come fratelli. Diversi, ma grande risorsa l'uno per l'altro.

venerdì 28 febbraio 2020

addosso

In questi giorni ho addosso un senso pieno di stanchezza.
Con strane sfumature di solitudine.
Anche se in casa siamo 4.
Anche se ho sempre qualcuno addosso, davanti, dietro, in braccio che mi chiama che mi strilla che mi chiede che mi ordina.
Sono molto stanca. Molto provata da molte cose.
Vorrei essere più centrata, più equilibrata, più capace.
Meno nervosa, meno impaziente, meno fragile.
Sono il genitore severo, sono la maestra severa, sono una persona così severa e rigida? Non credevo.
A volte, a volte, lo sono anche in reazione: è un ruolo che qualcuno deve avere, o no? Non lo so.
So che sono anche quella stanca, molto stanca.
Non so quando riapriranno le scuole, e la mia scuola nel ghetto cittadino non lascia certo tranquilli quanto ad andirivieni di gente da ovunque, con conseguenti possibili spostamenti di virus vari da ovunque, appunto.
Sono molto stanca. Sono troppo stanca.
Domani faccio le analisi del sangue, anche questo è aver cura di me.
Sto sistemando i denti, anche se incapsulato uno ecco che salta fuori l'altro e mi viene da piangere.
Il dolore, alle volte, il costo, il tempo da dedicare.
Quei preziosi scampoli di tempo solo mio...ecco che ora vanno tutti offerti al dentista, incastrato nei miseri tempi morti.
E' come una ciliegia amara su una torta già traballante.
Mi sembra enorme, più che una ciliegia un macigno, e mi mancano le forze.
Non aiutano le giornate forzatamente a casa per tutti, così, in questa convivenza resa poco serena dalle biblioteche semi chiuse, dalle piscine scomparse, da tutto quanto aiutava a distrarre i bambini.
Ho deciso di preparare uno schema delle attività della giornata, sulla falsariga di quello che uso a scuola.
Vedrò cosa ne verrà fuori. Sicuramente Topo parteciperà alla creazione, e Patato tenterà di distruggere tutto.
Sono convinta di farlo per i bambini..ma sotto sotto lo so, che è un modo per rasserenare anche me.

P.s. Tra 15 giorni il grande fa 5 anni. che roba incredible.
Ca va sans dire che la sua festa di compleanno, già semi organizzata, va a ramengo. Rimedieremo più avanti, a questo.

sabato 4 gennaio 2020

addio passeggino addio

Complice questo inverno troppo mite, si sta fuori casa più di quanto pensassi.
E quindi...passeggiate, uscite, momenti al parco vicino casa. Quale momento migliore per dire addio, dopo 5 anni di onorato servizio, al passeggino?
E' stato uno dei pochi acquisti fatti nuovi nuovi quando stava per nascere Topo.
Ha la sua navicella (usata ben poco) e il passeggino vero e proprio (sfruttato parecchio).
Quando Topo aveva poco più di due anni e Patato sarebbe nato di lì a 3 mesi, io e il Filosofo abbiamo deciso che il passeggino sarebbe servito al nuovo piccolo di casa.
E così, colui che da quel momento sarebbe diventato il figlio grande, nè è stato abbastanza rapidamente sfrattato.
Non da un giorno all'altro, ma abbastanza in fretta. Non volevamo farlo a ridosso dell'arrivo di Patato, e così abbiamo anticipato un po'.
Ora Patato ha poco più di due anni, proprio come il fratello allora. E anche se NON arriveranno nuovi piccoli in casa..perchè fare discrimazioni? :-).
E quindi...via il passeggino per tutti. Anche perchè in effetti da dopo l'estate l'abbiamo usato davvero poco.
Alla fine è più che altro un ingombro in garage, visto che ormai se si esce si cammina tutti, e piuttosto,. in caso di viaggio in auto, nel bagagliaio ci mettiamo le loro bici.
Si chiude un'altra epoca, con questo passaggio.
Sarà che l'abbiamo comprato che io avevo il pancione tanto desiderato e faticosamente raggiunto, sarà che appunto, è stato il nostro unico acquisto, tolte un paio di tutine e qualche pantalone (e quintali di pannolini....), ma me lo ricordo bene.
Ricordo la macchina vecchia, col bagagliaio troppo piccolo e noi che incastrammo un pezzo sul sedile di dietro, pensando a quando lì il posto sarebbe stato occupato dall'ovetto.
Sono passati cinque anni. Era inverno anche allora, e Topo sarebbe nato un paio di mesi dopo.
E il tempo è volato, ragazzi se è volato.

giovedì 26 dicembre 2019

il natale, qui, non cambia mai.

A quanto pare, non dico sia destino, che mi suona un po' troppo aulico...ma di sicuro è consuetudine che nella mia famiglia il natale debba sempre essere un periodo di merda.
Tendo a non parlarne troppo, perchè quando lo faccio le persone mi guardano con l'occhio strano, come se stessi esagerando o interpretando in negativo piccolezze quotidiane.
Quando sono in vena aggiungo qualche dettaglio, giusto per dare un'idea. Lasciamo stare lo spirito dei natali passati, che per fortuna non viene a trovarmi; adesso certamente è migliore di quando ero bambina, non ci sono solo lacrime, nessuno inveisce biascicando ubriaco, nessuno è in casa di cura, nessuno cerca di avvelenarsi e nessuno rompe stoviglie.
Ma se vogliamo andare sul recente, sei anni fa  è morto mio suocero esattamente la vigilia di Natale, e le cose hanno continuato ad andare in questa direzione, Natale è sempre funestato da qualcosa di luttuoso o quasi e quest'anno sembra non fare cessioni. 
Neanche questa volta siamo riusciti a dare a i bambini un natale "normale", normale nel senso affettivo, nel senso del sfruttare la festività per trovarsi con le persone care, mica tanto altro.
A livello scenografico siamo sempre le solite pippe, non abbiamo neanche un vero albero, ma questa volta le ragioni sono ottime e pesano circa 14 kg... Prima nella micro casa non ci sarebbe stato, e avevo optato per una di quelle cinesate di feltro con le palline attaccate con velcro. Adesso con la casa un po' più grande è tornato lui, appeso a una finestra con il suo nastrino.
Va detto che ai bambini in realtà piace, soprattutto al piccolo distruttore. 
È il piccolo distruttore il motivo principale per cui non c'è un vero albero in casa nostra, perché non avevo le forze nella voglia di combattere contro la sua tensione alla totale distruzione di qualsiasi cosa. Saranno i terrible two, famoso periodo dai 2 ai 4 anni in cui il genitore invecchia di 2-4 anni al mese, sarà che essere il fratello minore vuol dire doversi ricavare uno spazio,sarà che semplicemente ha un carattere difficile, o come dicono le brave persone un carattere forte, sarà che assomiglia al padre da bambino, un terremoto esploratore.
Io però sono veramente stremata. E' un bambino affettuoso, dolce, sveglio, chiacchierone, ma anche tremendamente testardo, costantemente in sfida con me e con suo padre per qualsiasi cosa, deciso all'indipendenza più totale: il suo grido di guerra è "faccio ioooooo". 
Due settimane fa a pompieropoli suo fratello ormai quasi cinquenne si rimpinzava di cibo evitando con cura di fare scale o salire su gru, mentre lui , meno di un metro di energia pura, si inerpicava ovunque strillando "vado io vado da solo mamma Guardami che vado da solo sulla scala", mentre un esilarato pompiere lo bardava con l'imbragatura più piccola mai vista.
Io li amo tantissimo entrambi, e a volte urlo tantissimo con entrambi. Poi mi dispiace, ululare come un lupo in agonia. Ma succede.
Essi nel frattempo sopravvivono ai natali atroci e alle genitoriali furie, e crescono.
Così simili e così diversi, sempre dietro a cercarsi e poi a discutere, a giocare insieme e poi a litigare.
La cosa bella è che giochicchiano insieme. A volte per 5 minuti, a volte per mezz'ora. Che per me è già tanto.
Anche perchè il piccolo comincia a interessarsi ai semplici giochi di società che facciamo io e il fratellone, e non è male ogni tanto farsi un "memory" o qualche gioco cooperativo col tabellone, dopo aver corso lottato ballato e dipinto con le mani per ore ore ore oreeeeee.
Va detto cheTopo è cresciuto molto, è un po' dispettoso verso la piccola belva ma è anche protettivo e molto giocoso. E' sempre un po' refrattario all'obbedire subito, ma sta diventando più responsabile su tante cose, e cerco di gratificarlo per questo.
Patato, che forse dovrei soprannominare Attila, ama follemente il suo "dadone", che cerca incessantemente. Salvo poi, quando si arrabbia, prenderlo a pizze in faccia. Con mia contrarietà.
Che lo so, che i fratelli si menano da sempre e sempre lo faranno.
Ma da sempre le madri intervengono e, nel mio caso, a volte insorgono con un "Per favore, per favore..fate i normali!!!". Specialmente quando tento di fotografarli. E a turno, se non insieme, essi producono espressioni che vanno dal beota all'indemoniato, avendo cura di non passare mai, mai, mai, dal banale sorriso.