venerdì 30 dicembre 2022

buona fine

 C'è sempre qualcuno che si fa vivo, verso il 30 dicembre, con un messaggio che dice solo: buona fine e migliore inizio. A volte in omaggio c'è qualche faccina alla fine della frase: due calici che brindano, una bottiglia, un fuoco d'artificio.
Mi ha sempre messo a disagio, il 31 dicembre, tranne forse tanti anni fa, quel capodanno a 15 anni, nella sala del PDS coi manifesti elettorali e le sedie di plastica.
Ricordo che stavo bene. Mi sentivo bene, ed era capodanno.

Non ricordo altri 31 dicembre così.

Poi sono passati gli anni, ricordo alcune serate a casa di amici di qualcuno, Luca che faceva una quantità di mascarpone da sfamare tutta la città ed era buonissimo e aspettavamo tutti di finire di cenare per tuffarci dentro il cucchiaio e quella sera che il cantante che si credeva irresistibile mi ha detto "aspetta tesoro, sono quasi pronto per te" e io cercavo solo il bagno e gli ho chiesto scusa io, io a lui, mentre lui con gesto fluido rinfoderava tutto nei pantaloni.

Negli ultimi anni capodanno non esiste, quasi nessuno mi chiede più "cosa fate a capodanno" e va benissimo perchè rispondere "niente" diventa un po' strano quando non puoi più appellarti alla scusa dei bambini troppo piccoli/troppo stanchi/troppo difficili da gestire.

Capodanno mi mette a disagio lo stesso, riesce a farmi sentire in difetto il mio "niente", mi sento sottilmente, ma neanche tanto sottilmente, inadeguata, sbagliata, per l'ennesima volta fallimentare.
Per il momento non è una gran fine. Non so quanto l'inizio potrà essere migliore.

mercoledì 29 giugno 2022

Briciole

I figli continuano a crescere, e come nel monologo di Mattia Torre "i figli invecchiano". Invecchiano me.
Sono spuntati altri capelli bianchi, con loro l'idea l'esigenza la questione del tingere, coprire, colorare.
La pelle perde collagene, la mia. La loro è splendida, sempre, ricoperta di crema solare a strati successivi. E di sabbia. E di polvere. E di colore. E di briciole.
Corrono e saltano.
Il puledro grande è tutto ginocchia e gomiti e occhi giganteschi spalancati e il Filosofo si chiede "chissà, credo sia gay, dovremo sostenerlo più che mai e prepararlo al futuro, se non andrà via dall'Italia...".

Il topo piccolo mi dice ancora di mettere la collana e gli orecchini perchè così ci sposiamo e sono ancora la mamma più brava del mondo e profumata di vaniglia.
E' una cosa fragile che sta per finire e io lo annuso sulla testa e penso che stanno crescendo velocemente.
A volte mi proietto senza volere nel futuro, in avanti di anni, e mi chiedo come sarà, cosa sarà.

A volte all'improvviso nel presente ritrovo sprazzi di me stessa e per un attimo mi sento in colpa come se mettere a fuoco me significasse sfocare loro. Anche se non è vero.
Anche se loro stessi sfocheranno me, ed è giusto così, portandomi a vivere nella loro visione periferica dove sta chi è la base sicura mentre tu te ne vai per il mondo.

E' un periodo strano, anelo a tempi miei e contemporaneamente li sbircio crescere e mi dico "ci siamo quasi", i bambini non restano per sempre bambini perchè, fortuna, continuano a vivere e crescere.

Mi faccio mille domande e non trovo le risposte, ho tanta di quella confusione dentro di me su me stessa che ho paura che trabocchi, a volte, e che loro se ne accorgano.
Per ora ai loro occhi sono sempre io, la stessa. Solo con qualche capello bianco. Con qualche ruga in più.

A volte distolgo lo sguardo perchè non vedano dentro ai miei occhi la bufera che sto cercando di attraversare.

mercoledì 5 gennaio 2022

Ricominciamo

 A gennaio a me ricomincia solo la datazione dell'anno.
Per il resto i miei inizi sono sempre a settembre, e non sono neanche particolarmente originale in questo.
Negli ultimi mesi Topo ormai più che un topo è un Puledro, lungo lungo e pieno di spigoli. Cresce come un asparago, ci manca poco che sia alto come me e tra un po' avrà sette anni.

La primaria procede, passione per la matematica e qualche insofferenza verso lo stare sempre al banco con la mascherina.


Patato...è entrato a 4 anni suonati in una specie di fase edipica in cui mi ama follemente, è sempre una belva ed è sempre un panzerotto bassetto. A volte mi chiedo se il fratellone spilungone non poteva mollare al piccolo qualche centimetro, e invece mi sa che saranno per sempre l'articolo IL.

Patato o meglio Gnomo è una belvetta, indipendente ma all'improvviso bisognoso di presenza, curiosissimo e anche piuttosto testardo.

4 anni e mezzo quasi e su certe cose è più avanti del fratello, su altre non mi esprimo neanche, siamo indietro come i meloni a dicembre.

Insomma...affrontiamo il 2022 con la sensazione di essere sempre sulla ruota come criceti, mentre i figli, che nel bene e nel male occupano la maggior parte del mio spazio del mio tempo e dei miei pensieri, crescono a vista d'occhio e diventano persone sempre più "altro" da me.

lunedì 19 luglio 2021

cicale

 Siamo invasi dalle cicale.
Nelle zone un po' più "boscose" se ne alzano a centinaia ad ogni nostro passo nel verde.

Il grande, non oso più chiamarlo Topo ora che sembra più un lungo fiammifero, per qualche motivo le teme.
A me fanno schifo.
Il piccolo, d'età e di statura, povero lui, le trova interessanti e inquietanti insieme.

A me, comunque fanno schifissimo. Per carità, passiamo un mucchio di tempo a raccogliere gli esoscheletri, a osservarle con la lente...e a saltare via quando all'improvviso se ne alzano troppe.

L'estate è strana anche quest'anno, nonostante facciano quasi tutti finta di niente, la pandemia non è finita affatto, anzi.
I bambini se ne rendono conto solo in parte, la loro vita è il più normale possibile, almeno la normalità che conoscono loro, soprattutto il quasi quattrenne che non ha memoria di una vita pre pandemia.

Io sono irrequieta, anche se avere un po' di tempo libero grazie al centro estivo ha fatto sì che potessi fare cose rimandate da mesi e mesi, con grande soddisfazione del mio lato minimalista.

 Andiamo avanti così, un po' a vista, un po' nella speranza che le cose non precipitino di nuovo.



martedì 18 maggio 2021

Luce nel tunnel? O il solito treno in galleria...

 Mi domando se ciò che percepisco, alle volte, sia la sensazione di luce in fondo al tunnel. O se sia invece il treno che ci avanza dentro, al tunnel, venendo proprio verso la mia faccia.
Tra lockdown e "semplice" passare del tempo, i bambini crescono, diventano sempre più fratelli e sempre più diversi tra loro.
Il grande che ama i robot e la magia, e il piccolo che quando si fa male stringe i denti e riparte subito.
Il grande  che si offende e recrimina per ore, il piccolo che dice "è stato dado" anche quando l'ho visto chiaramente rovesciare l'acqua per terra.
Il grande che a settembre inizia la primaria, il piccolo che a 3 anni e mezzo non vuole essere accompagnato a scuola, ma vuole che io resti al cancellone mentre lui se ne va da solo alla sua sezione, ovviamente la più lontana.


Loro crescono. Cambiano.
Io non cresco più, se non di peso (grazie tiroide).
Io invecchio, con una certa velocità tra l'altro. Sarà che ho sempre dimostrato meno anni, ma adesso mi sto mettendo in pari eccome.


Sarà che comunque il coronavirus ci ha portato a vivere un anno e mezzo che non mi sarei mai aspettata, un anno che è stato tutto un'attesa e un aspettare che passasse, ma mi sembra che ci sia una specie di tunnel intorno a me.
E io ci cammino dentro, e mi sembra di vedere un po' di luce in fondo.
A volte mi sembra impossibile pensare alla vita di prima,e alla vita "dopo" il virus, e vorrei essere più fiduciosa, e meno arrabbiata, e meno esasperata e meno tutto.
non lo so.
mi domando se sia luce che vedo, o un treno. O l'ennesima illusione.
Nel frattempo domani ho la seconda dose di vaccino.
Si va avanti.

domenica 18 aprile 2021

Di che cosa hai paura?

 Di che cosa hai paura mamma?

Che vi possa succedere qualcosa, che vi investa una macchina mentre io sono con voi e vedo e non riesco a impedirlo o mentre io non sono con voi e non riesco a impedirlo, che qualcuno ti faccia soffrire...Oppure le grandi altezze, e ho paura delle barche perché ho paura del mare e dei suoi abissi, e anche il buio, ho gli incubi in cui sono in mezzo a un mare buio...ho paura dell'abbandono, da sempre, ho paura di non essere una brava mamma, ho paura di sbagliare tutto...


Beh amore...ho un po' paura dei cani di grossa taglia, finché non li conosco. E ho paura delle armi da fuoco, Non mi piacciono.

domenica 11 aprile 2021

in rete

 L'altro giorno il Filosofo mi ha chiesto "ma qualcuno ti legge ancora? ma qualcuno, i blog, dico, li legge ancora?".
Non ne ho idea. Cioè, sì, sono certa che qualcuno i blog li legge ancora. Io, per dire.
Ci sono fior di professionisti interessanti, ma anche persone che lo fanno per hobby, persone a cui pur da lontano sono affezionata.
Poi, in senso lato, non lo so. Non so quanto successo abbiano oggi i blog, in tempi di tik tok e di attenzione sempre più breve, visiva e istantanea.

Di certo, quando scrivevo di infertilità, ricerca e tutto quanto, era molto importante per scambiare idee, pensieri e emozioni con altre donne in situazioni simili alla mia.
Adesso, adesso mi manca in generale, l'interazione con altri adulti. Interazione possibilmente vis a vis, che di virtuale qualcosa c'è, con tutte le formazioni e le riunioni via meet che sto facendo.

Ma mi piace ancora scrivere. E' la cosa più costante della mia vita, l'amore per la scrittura. Ho sempre avuto una pessima grafia, e ho imparato a usare la tastiera in maniera piuttosto veloce ed efficiente, anche se, quanto la tastiera non è qwerty, vado in crisi perchè la mia memoria digitale continua a cercare i tasti nella stessa posizione.

Insomma, alla fine, la domanda del Filosofo è filosoficamente interessante, un albero che cade fa rumore se nessuno lo sente? Un blog è un blog se nessuno lo legge?
Boh. Non so sicura che, per quanto riguarda il mio blog, la risposta mi interessi.
E' il mio diario online, un diario pubblico, ma allo stesso tempo privato perchè in fondo, in questa sovrabbondanza di informazioni e simili...il mio si perde al punto da diventare di nuovo invisibile.

Ah, la rete, la rete.

venerdì 9 aprile 2021

appunti

 Forse torniamo a scuola dopo Pasqua, tutti e 4.
Chissà, speriamo. Mi sento dentro una bolla elastica che si deforma a piacimento inglobando via via ogni mia giornata, una bolla vagamente informe.
Vorrei uscirne, e contemporaneamente ho paura, ormai, di non saper più vivere in modo normale, quando arriverà il momento. Arriverà?


I bambini crescono a vista d'occhio, nel frattempo, soprattutto Topo che più che topo è ormai un puledro, lungo e spigoloso nei suoi 6 anni appena compiuti, con gli occhi grandi come gli alieni di certa iconografia.
Patato è pieno di energie, minutino, rispetto al fratello, si identifica in Hulk e ha una capacità distruttiva di tutto rispetto.

Raramente sono tranquilla su come li sto crescendo,più spesso ho la sensazione di sbagliare tutto, o una buona parte. Comincia a pesarmi la mia esperienza di figlia unica, di bambina unica in una famiglia da film americano sulle famiglie disfunzionali, cerco spunti nella saggistica riguardo alle fratrie, alle dinamiche, a com'è essere in casa con un altro che è come te ma diverso.

mercoledì 20 gennaio 2021

tempo che passa

I ragazzini hanno cominciato a chiamarmi signora da poco. Da molto poco. 
Ho vissuto a lungo di rendita rispetto alla mia età, dimostrando sempre qualche anno di meno. 
Adesso comincio a pagare il conto, un conto sempre più veloce, sembra che il mio corpo abbia deciso di lasciarsi andare a doppia velocità ultimamente: cade la faccia, cade il collo, cade la pelle cominciano i capelli bianchi e diventano all'improvviso uno sciame e le rughe e tutto il resto. Gli acciacchi
 
il mio corpo non è mai stato il mio migliore amico, adesso ci guardiamo con sospetto: io non sono abituata a vederlo così, non ci riconosciamo più.

Da anni non desidero imporre la vista del mio corpo nudo a nessuno, né agli estranei in spiaggia né a persone conosciute. 
Mi mette un po' a disagio per questo l'osteopata, quando mi dice col suo sorriso meraviglioso, bene adesso spogliati che cominciamo. Lui che appena più giovane di me è di una bellezza statuaria che non si può descrivere se non chiamando in causa Alain Delon e Marlon Brando in un mix delizioso. Lo dicono le sue pazienti, e anche i suoi pazienti, è un bravissimo osteopata ma la prima cosa che esce di bocca a tutti è...è bellissimo
Poi si torna tutti a lodarne le capacità professionali. 
Ma è  innegabile che sia delizioso guardarlo. 
Solo che preferirei guardarlo vestita. 
Lui sorride, mi gira, mi solleva come io fossi una piuma, e mentre  mi dice "respira forte" mi fa scrocchiare dolorosamente e poi mi stira e poi mi piega di nuovo e mi ritrovo tutto il suo peso sul ginocchio e penso che farò un urlo e poi lui dice bene, Stai meglio, tra un po' non avrai più bisogno di me. 
 
Un giorno gliel'ho detto, che lui è talmente bello, che non posso non avere più bisogno di lui. Perché a me quando ricapita che un uomo così mi tocchi mentre io me ne sto sdraiata in mutande? 
Gliel'ho detto e lui è scoppiato a ridere. 
Poi ci ho pensato e mi sono scusata, perché se una frase così la dicesse un uomo brutto e grasso a una bellissima ragazza, sarebbe considerata molestia.
E io l'ho detto senza neanche pensarci, a come avrebbe potuto prenderla. 
Lui ha riso ancora e mi ha detto di non preoccuparmi. 
Dal suo quasi mentre 90 al mio metro e 58 stiracchiato ha strizzato l'occhio e mi ha detto che devo fare gli esercizi.
E di andare quando voglio, basta che non mi lamenti troppo quando mi fa male perché  se no non vale. 
Mi fa sempre un male cane, ma in fondo è un uomo simpatico. Chissà come invecchierà.

giovedì 31 dicembre 2020

realtà

 Nei film le donne quando sono depresse mangiano lardo fritto nello strutto. Bevendo vodka liscia. E restano fregne.
Io a Capodanno finocchi lessi e pollo alla piastra. Con acqua.
E assomiglio a Bombolo.
Ah, la vita...

venerdì 13 novembre 2020

Autunno

 Proseguiamo, le settimane sembrano volare mentre i giorni sono lunghi e pieni. E' molto strano.
Ogni tanto ripenso al primo lockdown, ora che attendiamo il secondo.
E' stato a marzo, Topo stava per compiere 5 anni e Patato aveva due anni e mezzo. Quanto è cresciuto il piccolo, in quei mesi. Quanto sono cresciuti entrambi, come fratelli.
E ora ha quasi 3 anni e mezzo, lui, e il fratello tra poco farà i 6.
E mi sembra già tutto così diverso.
Sarà che me lo aspetto, il passaggio ad arancione e poi a rosso.
Sarà che mi sono premunita di farina e balsamo (per fare la pasta modellabile), sarà che ho un po' di libri operativi cercati con cura, sarà che a 3 e 5 anni...6 mesi fanno tanto. Anche se non so come sarà davvero, come ne usciremo stavolta, sono leggermente meno preoccupata, ora, per la salute mentale di tutti. Forse perchè ancora non ci siamo, nel rosso.
Non lo so. So che sono stanca e tesa più spesso di quanto vorrei, ma nel frattempo è bello vederli così felici di andare a scuola. E andare io, a scuola.

lunedì 21 settembre 2020

Settembre

 Settembre è sempre il mese del ricominciare, no?

Da qualche anno non uso più l'agenda, anche se quelle piccole QuoVadis le ho usate fin dall'università.
Adesso segno tutto nel calendario del telefono, è pratico ma non è la stessa cosa.
L'agenda vuota da riempire prima con ordine e poi con crescente casino è sempre stata un piacere.
Settembre.
Quest'anno la scuola è strana,e in una famiglia composta da insegnanti e studenti, la cosa si sente eccome.

TOPO ha ricominciato nella sua vecchia scuola, FINALMENTE per l'ULTIMO anno.
Anche perchè non è che abbiamo cominciato benissimo.
Lo so che è un bambino vivace, e anche parecchio chiacchierone. E a volte lo trovo anche immaturo, in contrasto con la sua intelligenza che a volte mi lascia senza parole.
Però...però è stato già  MESSO FUORI DALLA PORTA  dalla maestra. Il che, alla scuola dell'infanzia, mi fa molto scuola gentiliana. E io ci lavoro, all'infanzia.
Vedremo come procede, per il momento osservo.

PATATO ha cominciato in un'altra scuola, ca va sans dire, non lo avrei mandato in un posto da cui non vedo l'ora di tirar fuori l'altro.
Non che ci vada volentierissimo, sarà che siamo in inserimento e purtroppo devo farlo entrare dopo due ore che stiamo insieme io e lui, ma mi dice che non ci vuole andare.
Però poi entra, con la faccia un po' seria, e insomma...so che dopo qualche minuto è già tutto passato.
Da giovedi potrà andare per tutta la mattina, e non solo dalle 10 al pranzo,e questo aiuterà sicuramente perchè andremo a scuola tutti e via.

Insomma, è settembre e stiamo ricominciando.
Le maestre di Topo non le vedo mai, non posso entrare e fermandomi sul portone esterno vedo solo la bidella, al contrario Patato entra da un cortile nel quale posso entrare anch'io, il che rende il passaggio più facile.
 
La mia scuola è cambiata parecchio, ci sono grandi difficoltà da gestire per noi, per i bambini e per i genitori, e non sarà un anno facile.
Anche perchè cominciano già i primi casi di virus in altre scuole, e non siamo pronti per quando arriverà da noi.

Non so, è settembre...ma è un inizio molto strano.


venerdì 24 luglio 2020

la fine del nido. E di un'epoca.

Quando Topo concluse il nido, io ero tranquillissima.
Sarà che le cose si sono concluse un po' freddine, per via di mancanza di professionalità della titolare, sarà che avevo Patato piccolino da gestire e che Topo a 3 anni e mezzo era prontissimo per andare.
Sarà che quest'anno il nido lo abbiamo vissuto poco, sarà che Patato deve ancora fare 3 anni ed è pure così bassetto rispetto al suo fratellone lunghissimo che pare più piccolo.
Sarà che le educatrici mi hanno dato la scatola con dei lavori bellissimi, sarà...
Sarà che è il mio ULTIMO asilo nido, e sarà che col nido si chiude una fase importante di prima infanzia.
Patato comincerà la SCUOLA dell'infanzia, e io ci lavoro e lo so che è diverso.
Cambia tutto. Non sarà più nell'ambiente "nidoso" dell'asilo nido (i nomi sono molto rappresentantivi in questo caso), ma sarà a scuola.
E' tutto diverso, per lui....e per me che ora...non so...mi sento come se davvero si chiudesse un'epoca importante.
Sarà questo e quello, sarà anche che nella mia vita personale stanno cambiando irreversibilmente alcune cose.
Ma insomma. Ho lasciato Patato, ho preso la scatola. Sono arrivata in macchina, l'ho aperta. E sono scoppiata a piangere. Ecco.

domenica 5 luglio 2020

esistenza

L'ultima volta ero lì che parlavo di ricominciare ad esistere...probabilmente il mio attimo di ottimismo era un po' eccessivo, ma insomma.
Diciamo che è più una voglia, un desiderio sempre più presente.
Nella realtà quotidiana non ho ancora uno status di individuo a sè stante, se non per una mezz'ora un'ora al giorno.
E la cosa è pesante. A volte mi ritrovo a pensare a settembre come a un miraggio, sperando che non si riveli davvero tale, perchè ho bisogno di avere di nuovo un po' di spazio vero.
Correre (o insomma corricchiare) è già una grandissima (e sudatissima) cosa, ma mi piacerebbe avere anche il tempo di una doccia da sola, di fare un altro bel giro di decluttering che mi fa sempre star bene, di passeggiare, di fare una telefonata.
I bambini sono totalizzanti, se li lascio fare si espandono come gas occupando tutto l'ambiente circostante.
Giocano tra di loro, anche, e di questo ringraziamo l'evoluzione e il fatto che la piccola belva cresce e diventa sempre più "appetibile" per il grande.
Ma sono anche tanto tanto richiedenti. Tanto.

martedì 23 giugno 2020

cosa succede

Proseguiamo navigando a vista, presi dalla stanchezza, con contorno di preoccupazioni personali, familiari, generali.
E' tutto un po' strano, a volte molto strano.
Ci sono sacche di quasi normalità, persone che chiacchierano, i bambini che giocano.
Riaprono i centri estivi, e grazie al contributo comunale ce la possiamo fare...non chissà quanti giorni, ma insomma un paio di settimane, tanto per staccarci un po', tutti, almeno per qualche ora.
E' necessario.
A me, sicuramente. Ma anche agli altri tre, che ne sono meno consapevoli.
Non l'avrei mai detto, ma ho cominciato a correre. O meglio, faccio, per un tempo ridicolo, qualcosa che qualcuno molto vecchio e malato potrebbe definire, in uno sprazzo di ottimismo, correre.
Ma è già qualcosa, anzi è tanto.
Dopo 5 anni, 6 se consideriamo la gravidanza, ricomincio, piano, a esistere.
Ho curato i denti, ho prenotato un paio di visite specialistiche, e faccio questa cosa che chiamo correre.

p.s. mentre scrivo, nella mia mezz'ora quotidiana di pace, sento i bambini che, a turno o insieme, si lamentano e piangono. Sento anche diversi tonfi.
Considerando che sono nella sala con il padre, sala arredata solo con la libreria e un divano modulare...tutto nella norma.
E se esistesse un centro estivo anche per i mariti, ce lo manderei, maledetto lavoro da casa.

martedì 26 maggio 2020

Evolvi o muori, madre!

Evolvo.
A fatica. Ma evolvo.
Capita(va, prima della quarantena), che il Filosofo mi indicasse in giro quelle che definisce Supermamme.
le mamme che, SOLE, gestiscono almeno 2 bambini. Di solito 3.
Di solito almeno uno è un lattante.
E tendenzialmente sono belline e tutte curate.
Io tendenzialmente sembro una scimmia in agonia.
Detto ciò, sto evolvendo.
A me portare i bambini al parco da sola non è mai sembrato semplice. Anzi. Un delirio.
Uno se ne andava di là, uno di qua, se possibile verso il parcheggio, o a portata di calcio dalle altalene.
E invece...ce la faccio. Circa.
Io a piedi, loro sulle biciclette, perchè Patato pazzo è troppo piccolo per potermi fidare ad essere anch'io su ruote.
ma insomma..ce ne andiamo al parco insieme, senza che a me venga un colpo.  Per ore.
Capita che io finisca per informarli, a voce abbastanza alta (c'è chi lo chiamerebbe urlo), che sono due mostri.
Non che la cosa li turbi.
Però insomma, mi sento orgogliosa di me.
Riesco a fare una cosa che molte donne fanno serenamente ad occhi chiusi. Io la faccio sudando, imprecando tra me e me e spesso arrivando a fine giornata lurida di polvere fango e resina.
Ma lo faccio.
Oh yeah.

lunedì 27 aprile 2020

disgregandosi

Dormire non abbastanza e non abbastanza bene, non riposare, non staccare mai dalla stand up tragicomedy della mia vita davanti ai figli.
Tutto questo mi rende probabilmente mentalmente instabile.
Mi sto disgregando e sono troppo stanca per oppormi, oltre tutto quando?
24 ore al giorno sono davanti agli occhi di loro due che mi scrutano, mi imitano se sbaglio, mi domandano, mi mettono alla prova, mi cercano, mi vogliono senza se e senza ma e di nuovo mi scrutano, pronti a cogliere ogni cazzo di sfumatura.
Anche del mio linguaggio, che non è mai stato da bestia ma neanche da perfetta educanda.
E sono così stanca.
Noto il crollo dalle piccole cose. Le rughe improvvisamente arrivate, i capelli bianchi. Il corpo che cede in piccolissimi mille modi.
Dimentico le cose: chi ha messo qui questa bottiglia? E sono stata io. Ti ho già detto che...? Sì, due volte.
perdo la pazienza. Urlo. Sibilo come un maniaco omicida.
Sono stanca.
Stanca di tutto.
Ascolto le notizie e mi incazzo e divento di quelle persone brutte che se la prendono (mentalmente) con altre persone.
Non esisto più, praticamente.
E non credo di poter reggere ancora a lungo in questo modo, senza mai uno spazio di sfogo, uno spazio in cui essere me stessa, in cui mollare gli ormeggi e strillare
e battere i piedi e lanciare qualcosa e piangere, oh cazzo vorrei piangere.
Non si può, perchè di notte se dormi, sfrutta l'attimo e dormi, e se non dormi i pensieri i pensieri i pensieri e il giorno dopo sei PIU' stanca e se per caso ti lasci sfuggire una lacrima poi chi ti ferma.
Mi sento fragile, e il fatto di essere una donna fortunata, più o meno sana, con una casa che ha persino 2 metri quadrati (dico in senso letterale) di cortile, e persino con un fantastico tapis roulant su cui passare una mezz'ora solitaria al giorno, non mi consola.
Fa lo stesso. Io sto male lo stesso. Ma che cazzo, ma potrò star comunque male?
Mi sto disgregando, anche se faccio del mio meglio.

giovedì 16 aprile 2020

Un dentino. E il mio letto, mamma.

Un dentino.
Il PRIMO dentino.
Topo ha perso il primo dentino.
E' cominciata due giorni fa, quando è arrivato da me dicendo: Non arrabbiarti mamma, ma forse mi sono rotto un dente.
E poi ha aperto la bocca. E dietro a un incisivo, un po' storto, stava spuntando un altro dente.
E l'incisivo dondolava.
Poi oggi, mangiando un biscotto...tac.
Il dentino è caduto.
E ora ha la finestrella in bocca e aspetta la fatina dei denti.
Io in realtà non ho mai avuto alcuna fatina, ma il Filosofo ha provveduto a imbastirne la storia.
D'altra parte, come lui mi ricorda spesso, la mia infanzia
dickensiana fa sì che io abbia alcune lacune 😃.
Comunque sia, insomma...diventiamo grandi, no?
Voglio dire, cadono i dentini, l'altezza aumenta a dismisura, le domande pure...e poi...cadono i denti, cavolo!!!
Non ero pronta, non del tutto insomma.
Crescono. Crescono velocemente.
Da quanto Patato dorme da solo? Mica tanto, no???
Eppure le prime notti veniva spesso da noi, con il suo Winnie Pooh sottobraccio. E si addormentava nel lettone.
L'altra notte, erano le 5 di mattina. E' arrivato perchè doveva fare pipì, e io in preda a un momento di coccolosità acuta dopo me lo sono portato nel lettone. Pensando va beh dai, due orette insieme che vuoi che sia.
E invece no.
Mamma. Mamma? Voglio andare nel mio letto.Ah, ok. E si stava già avviando. Poi mi ha chiesto di accompagnarlo, ma insomma.
Crescono.
Bisogna che ci faccia l'abitudine.


lunedì 6 aprile 2020

Crescere insieme

Il grande ha compiuto 5 anni a metà marzo. Il piccolo farà i 3 a metà agosto.

Fratelli.

A volte, ancora, quando dico "i miei figli" o "tuo fratello" o "suo fratello" ho un attimo di esitazione. Come se mi aspettassi che saltasse fuori qualcuno a dirmi "hey hey non barare, figli?! Fratelli?! Che dici!".
Non lo so perchè. Non ho ancora superato il passato? Non del tutto, direi.
Poi sono anche figlia unica, e cresciuta in mezzo ad adulti e vecchi.
Sarà per quello che mi fa ancora strano?
Boh.

A volte li guardo quando sono insieme, li sbircio di sottecchi e mi chiedo come sia, essere fratelli.
Un po' me lo insegnano loro.

E' tanto, essere fratelli: si è fratelli sempre, e in tanti modi.
Li vedo, il grande che fa finta di niente ma è contento quando il piccolo lo imita in tutto e lo prende a fulgido esempio di ogni umana genialità.
Il piccolo che deve fare TUTTO quello che fa l'altro, soprattutto se spericolato.
Hanno due caratteri un po' diversi, il grande istrionico e sensibile, il piccolo testardo e curiosissimo.
Si cercano molto, sempre di più: prima era soprattutto Patato a correre dietro al fratellone, adesso anche l'altro chiama il fratellino per giocare e combinare guai.

Giocano insieme, il miracolo si sta realizzando.
Non per ore, eh, ma a giri di 15-30 minuti alla volta.
Costruiscono capanne, soprattutto. Creano mini comunità di peluche in cui loro sono i fratelli /genitori/accuditori dei loro cuccioli.
A volte vanno anche a caccia di mostri.

Capita spesso che il grande, magnifico costruttore di impalcature incredibili di lego, si infuri perchè l'altro è un perfetto guastatore quando ci mette.
ma di solito il mio perentorio "non picchiare tuo fratello" è rivolto al piccolo.
Per il resto, hanno ancora competenze molto diverse, anche se entrambi sono super chiacchieroni e desiderosi di molte molte moltissime attenzioni.

Patato balla tantissimo e canta e vuole suonare (sì, ho ceduto e presto arriverà un mini ukulele), Topo vuole costruire ingegneristiche architetture, raccontare storie incredibili e sapere nei dettagli in che modo dovrebbe mai funzionare una macchina del tempo visto che il tempo va avanti e non indietro e tornare indietro significherebbe che  noi esistiamo anche indietro ma non è possibile perchè saremmo doppi (tutto questo senza mai prendere fiato).

Topo ha cominciato a dormire da solo nella sua camera a 3 anni e mezzo, Patato invece ha cominciato da paio di settimane, un po' prima rispetto al fratello...sempre tardi rispetto a quei bambini che dormono da soli dal primo giorno di vita.
ma insomma...a me a dire il vero tenermelo di fianco andava bene, lo ammetto.
E devo dire che credevo andasse peggio, e invece...
E invece la sera lo metto a letto, e lui pigola e canta e discute finchè non arriva il fratello a dargli un bacio.
poi sentiamo Topo che fa le scale del letto a ponte, e quando si sdraia sopra le nostre teste Patato lo chiama, per dirgli che gli vuole tanto bene.
E l'altro risponde anch'io. E poi chiama lui, per dare la buonanotte. E alla fine si placano entrambi. Per un po', perchè, di notte ci sono pipì, risvegli e altro.
ma insomma, va bene.
Qualche volta, Topo si sveglia da un incubo. E se prima chiamava, ora ha cominciato a scendere le scale e intrufolarsi nel letto del fratello. E li trovo la mattina, addormentati con le teste vicine.
Altre volte verso le 6 me ne trovo uno o due nel letto, co winnie pooh e goldrake di peluche, pure.
E allora la faccenda si fa un po' affollata, in effetti.
Ma se fossero questi i problemi...


venerdì 3 aprile 2020

Quotidianità

C'è una quotidianità fatta di routine che si ripetono, più o meno rigide.
Io sono quella rigida, anche se preferisco rigorosa.
Lo faccio per i bambini, ma anche molto per me stessa, perchè sto cominciando ad incrinarmi...e non posso permettermelo.
Ci sono i momenti duri, quelli in cui vorrei solo scappare lontanissimo e urlare, come nella versione cupa di un film di Fantozzi. Ricordo la scena del pomodorino..o qualcosa di simile. Ecco. Una cosa così.
Non posso permettermi neanche questo, perchè se faccio tanto di allontanarmi per andare in bagno, mi stanano subito anche lì.
Ci sono momenti in cui faccio e ricevo telefonate, soprattutto legate al lavoro, da colleghe che si sentono soverchiate dalla tecnologica, che fare didattica online alla scuola dell'infanzia è abbastanza straniante di suo...
E ci sono le video lezioni, i messaggi, i powerpoint e tutto quanto, preparati quasi di nascosto strappando i momenti qua e là.
Poi c'è qualche telefonata diversa, mamme, di solito, di amichetti dei bambini. Persone con cui non sono mai stata in confidenza, che forse chissà se rivedrò mai...che mi chiamano e dopo un po' le sento che piangono.
Perchè sono stanche, perchè non sanno come fare con i soldi, o con il lavoro da casa, o con i bambini, o con il marito, o con tutto insieme.
C'è una quotidianità di crisi che è sempre più importante.
Io non so bene in che modo andare avanti, mi aggrappo alla routine, alla pseudo normalità che ci siamo costruiti intorno. E cerco di non chiedermi troppo spesso chi saremo quando finirà. Nè quando mai finirà.